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GIORDANO BRUNO: DE LA CAUSA PRINCIPIO E UNO

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Quando diciamo Dio primo principio e prima causa, intendiamo una medesima cosa con diverse raggioni. diciamo Dio primo principio, in quanto tutte cose sono dopo di lui, secondo certo ordine di priore e posteriore, o secondo la natura, o secondo la durazione, o secondo la dignità. Diciamo Dio prima causa, in quanto che le cose tutte sono da lui distinte come lo effetto da l'efficente, la cosa prodotta dal producente. E queste due raggioni son differenti, perché non ogni cosa, che è priore e più degna, è causa di quello ch'è posteriore e men degno; e non ogni cosa che è causa, è priore e più degna di quello che è causato, come è ben chiaro a chi ben discorre. Giordano Bruno, De la causa principio e uno.  

TRIESTE E CASTELLO DI MIRAMARE

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LE MASCHERE DELLA COMMEDIA DELL'ARTE

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MANDALA

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Il termine mandala deriva dal sanscrito e significa cerchio. Nella cultura veda viene rappresentato come un diagramma circolare con varie figure geometriche (punti, triangoli, cerchi, quadrati...) e con un centro che contiene vari simboli. La sua funzione è favorire la meditazione e la concentrazione. Sia nel Buddismo che nell'Induismo il mandala rappresenta un viaggio iniziatico, che permette di crescere ulteriormente. Cerchi . Figure analoghe compaiono in varie civiltà. Il più antico mandala conosciuto è una ruota solare paleolitica scoperta nell'Africa del Sud. Altri esempi si trovano nella tradizione cristiana medioevale (con Cristo al centro ed i quattro evangelisti, o i loro simboli, ai lati), nei rosoni delle chiese e nelle forme circolari di alcuni templi. FOCUS STORIA N. 91.

STORIA DI UNA LADRA DI LIBRI

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Un bel film!

G. Pestalozzi: Leonardo e Gertrude

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All'infuori dell'insegnamento dei suoni e delle semplici parole che ne derivano, Gertrude non pronunciava nessuna parola dinanzi ai figli con la pura ed unilaterale intenzione di insegnar a parlare, ancor meno con l'intenzione di far acquistare loro delle cognizioni, insegnando loro a parlare; e non si preoccupava affatto di insegnare loro il nome degli oggetti, che essi già conoscevano, come vera e propria materia di studio e di farglieli pervenire alle loro orecchie. Ella parlava con i figlioli sopra gli oggetti da loro conosciuti solo ed esclusivamente per contribuire a far loro conoscere, anche per mezzo del linguaggio, il fatto della vita, le impressioni prodotte dalle intuizioni e le conseguenze delle loro esperienze nei riguardi di questi oggetti secondo i loro rapporti con essi. [...] Ogni parola che essa pronunciava con il suo bambino era in intimo nesso con la verità della sua vita e del suo ambiente e sotto questo riguardo erano lo spirito e la vita stessi....

Dio, nascosto e presente. In Rousseau, la vita, il pensiero, i testi esemplari di C. Salomon - Bayet

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Profondamente ottimista, la coscienza roussoviana della Provvidenza non si coglie però senza un elemento tragico, senza una tensione, talvolta sostenuta fino al delirio tra il Dio che non parla e l'uomo per il quale tutto è segno – se coscienza tragica è quella per cui «valore autentico è sinonimo di totalità e, inversamente, qualsiasi tentativo di compromesso s'identifica col supremo decadimento». Ci basterà ricordare due frasi della medesima pagina di una lettera a Franquières: «Credo tuttavia che Dio si sia suficientemente rivelato agli uomini tramite le sue opere come nei loro cuori, e se alcuni non lo conoscono, ciò dipende a mio giudizio dal fatto che non vogliono conoscerlo, e dal fatto che non ne hanno bisogno.». È l'enumerazione tecnica e concisa delle due prove dell'esistenza di Dio, l'ordine dell'universo e il dettame della coscienza. «Allora, colto da timore, si arresta e non tocca il velo, pago di sapere che l'essere imme...