Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post da luglio, 2024

VISUALIZZAZIONI BLOG

Così parlò Zarathustra

Un giorno che Zarathustra passava sul grande ponte, lo circondavano gli storpi e i mendicanti, e un Gobbo gli parlò così: 《Guarda, Zarathustra! Anche il popolo impara da te e incomincia a credere al tuo insegnamento: ma perché ci creda completamente manca ancora una cosa: devi ancora convincere noi storpi! Qui ne hai un bel campionario e in verità, un'occasione a più corde da afferrare!  [...] Ma Zarathustra rispose così a colui che aveva parlato:《Se al Gobbo si porta via la sua gobba, gli si porta via il suo spirito, così insegna il popolo [...] E perché Zarathustra non dovrebbe imparare dal popolo, se il popolo impara da Zarathustra?》. Nietzsche Così parlò Zarauthustra .

In nome di Ipazia di Dacia Maraini

Per chi non lo sapesse, Ipazia era una astronoma greca che abitava nella colonia romana d'Egitto e precisamente ad Alessandria. Siamo nel  secolo d. C. e l'impero romano, che dominava il mondo, aveva deciso da poco di adottare la religione cristiana. Ma Ipazia non era credente. Era una donna colta, figlia di un grande filosofo, Teone, che l'aveva introdotta, bambina, ai rudimenti della scienza. La troviamo in piazza  che insegna ai giovani studenti, che frequenta la grande e preziosa biblioteca della sua città  e passa il tempo libero a osservare le stelle. È a lei che dobbiamo l'invenzione dell'astrolabio e dell'idroscopio, strumenti sperimentali per lo studio matematico del firmamento. È la prima scienziata che teorizza qualcosa di inaudito per l'epoca: ovvero che la Terra non è il centro dell'universo ma un pianeta che gira intorno al sole in un cosmo pieno di altri sistemi solari. Questo la rende sospetta ai neo cristiani, difensori del dogma biblico

Lo spazio

Lo spazio non è un concetto empirico, ricavato da esperienze esterne. Infatti, affinché certe sensazioni vengano riferite a qualcosa fuori di me (cioè a qualcosa in un luogo dello spazio diverso da quello in cui mi trovo io), e affinché io possa rappresentarmele come esterne e accanto le une alle altre, quindi non solo differenti ma anche in luoghi differenti, deve esserci già a fondamento la rappresentazione dello spazio. Kant,  Critica della ragion pura, Estetica trascendentale.