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INTEGRAZIONE EUROPEA

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Mentre tre Stati dell'Europa centrale – l'URSS, laJugoslavia e la Cecoslovacchia – scomparvero dalla carta geografica, i dodici paesi della Comunità europea parvero decisi ad accellerare il progresso della loro integrazione. Firmato a Maastricht nel febbraio 1992, il trattato prevedeva la creazione di una moneta comune, amministrata da una grande banca centrale, e più in là un'Europa di tipo federale, contrassegnata da una comune politica estera e militare. [...] Nel marzo del 1975 si riunì il primo Consiglio europeo, composto da capi di Stato o di governo dei paesi membri. Nel dicembre del 1978 furono raggiunti i primi accordi per la trasformazione del «serpente» in sistema monetario. Nel giugno del 1979 si riunì a Strasburgo il primo parlamento europeo, eletto dai cittadini dei paesi membri. Nel 1981 la Comunità si allargò alla Grecia, nel 1986 alla Spagna e al Portogallo. Nel giugno del 1985 al vertice di Milano, fu deciso che nel dicembre del 1992 sarebbe entrato...

STREET BAND

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NIETZSCHE INTERPRETA IL CRISTIANESIMO COME PRATICA

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-Torno indietro , narro la storia genuina del cristianesimo. – Già la parola «cristianesimo» è un equivoco,- in realtà è esistito un solo cristiano e quello è morto sulla croce. Il Vangelo è morto sulla croce. Quello che da quel momento in poi si chiama il «Vangelo» era già il contrario di ciò che egli aveva vissuto una «mala novella», un Dysangelium. È sbagliato fino all’assurdo vedere in una «fede», per esempio nella fede nella redenzione ad opera di Cristo, il contrassegno del cristiano: solo la pratica cristiana, un vivere come visse colui che morì sulla croce è cristiano ….. ancora oggi una vita del genere è possibile, per certi uomini perfino necessaria: il cristianesimo vero, quello originario sarà possibile in ogni tempo …. Non un credere, bensì , un fare, soprattutto un non-fare-molte-cose, un diverso essere …. F. Nietzsche L’Anticristo

EGOCENTRISMO: DEFINIZIONE PRESA DA WIKIPEDIA

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Egocentrismo Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Atteggiamento e comportamento negativo del soggetto che pone se stesso e la propria problematica al centro di ogni esperienza, trascurando la presenza e gli interessi degli altri. La parola deriva dal termine greco ἐγώ ( egò ) che significa " Io ". Una persona egocentrica non possiede la teoria della mente e non riesce a provare empatia con gli altri individui. Gran parte dei soggetti autistici sono anche egocentrici. Jean Piaget ( 1896 - 1980 ) sosteneva che tutti i bambini piccoli fossero egocentrici, in quanto incapaci di differenziare il proprio punto di vista da quello altrui. Secondo Piaget il "linguaggio egocentrico", tipico dei bambini dai tre ai sei anni, accompagna le attività solitarie e i giochi simbolici e soddisfa un'intima necessità di espressione fine a se stessa. L'egocentrismo nel linguaggio del bambino si può rilevare quando viene utilizzata insistenteme...

FILM: BIANCANEVE E IL CACCIATORE

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CARINO MA ALCUNE SCENE INIZIALI SONO UN PO' CRUDE, SAREBBE STATO MEGLIO FARLE INTUIRE INVECE DI MOSTRARLE, SENZA DI ESSE IL FILM POTREBBE ESSERE VISTO ANCHE DAI BAMBINI! COMUNQUE MI E' PIACIUTO

AFORISMA DI SOCRATE

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MICHELA MARZANO: COSA FARE DELLE NOSTRE FERITE?

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Ogni volta che parliamo dell’altro, siamo confrontati a qualcosa che ci disturba. Immediatamente. Quasi per definizione. L’altro, infatti, proprio in quanto altro, turba e destabilizza. Anche solo perché ci obbliga a confrontarci alla differenza . E quando parlo di differenza, non mi riferisco solo alla differenza degli altri, ma anche alla nostra stessa differenza, alla nostra alterità. Quell’alterità che ognuno di noi si porta dentro e che, nonostante la maggior parte del tempo resti silenziosa, si risveglia poi proprio quando siamo di fronte agli altri. In questo senso, l’altro ci disturba e ci destabilizza proprio perché ci obbliga a confrontarci con l’alterità che ci abita. «Je est un autre», scriveva Rimbaud «Io è un altro». Quest’altro ci obbliga ad interrogarci sullo spazio che siamo disposti ad accordare all’alterità, all’interno della nostra propria identità. M. Marzano Cosa fare delle nostre ferite?La fiducia e l’accettazione dell’altro.