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MICHELA MARZANO: COSA FARE DELLE NOSTRE FERITE?


Ogni volta che parliamo dell’altro, siamo confrontati a qualcosa che ci disturba. Immediatamente. Quasi per definizione. L’altro, infatti, proprio in quanto altro, turba e destabilizza. Anche solo perché ci obbliga a confrontarci alla differenza. E quando parlo di differenza, non mi riferisco solo alla differenza degli altri, ma anche alla nostra stessa differenza, alla nostra alterità. Quell’alterità che ognuno di noi si porta dentro e che, nonostante la maggior parte del tempo resti silenziosa, si risveglia poi proprio quando siamo di fronte agli altri. In questo senso, l’altro ci disturba e ci destabilizza proprio perché ci obbliga a confrontarci con l’alterità che ci abita. «Je est un autre», scriveva Rimbaud «Io è un altro». Quest’altro ci obbliga ad interrogarci sullo spazio che siamo disposti ad accordare all’alterità, all’interno della nostra propria identità.
M. Marzano Cosa fare delle nostre ferite?La fiducia e l’accettazione dell’altro.
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-Mathias ha bisogno di vestiti pesanti, e tu anche.
Yasmine dice:
- So lavorare a maglia. Avrei bisogno della lana e dei ferri.
Lucas compra una cesta di gomitoli di lana e ferri da calza di varie dimensioni. Yasmine fa dei maglioni, dei calzettoni, delle sciarpe, dei guanti, dei berretti. Con gli avanzi della lana, confeziona delle coperte di tutti i colori. Lucas le fa i complimenti.
Yasmine dice:
- So anche cucire. A casa avevo la macchina per cucire di mia madre.
A. Kristof, Trilogia della città di K. Il grande quaderno la prova La terza menzogna, Einaudi.