Storia moderna dei paesi arabi

 

Storia moderna orientale
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Le trattative segrete per la spartizione dei paesi arabi

Mentre gli arabi insorti combattevano nel deserto perché venisse riconosciuto il loro diritto a formare uno Stato indipendente, nel fresco dei confortevoli uffici ministeriali dell'Intesa venivano avviate trattative segrete sulla spartizione dei paesi arabi. Non c'era nulla di nuovo nelle pretese delle grandi potenze: se mai, la novità stava nel fatto che, con lo scoppio della guerra, queste avevano sentito il bisogno di giungere a un accordo tra loro, un accordo che comportasse un concreto impegno reciproco degli alleati.

Fin dall'inizio della guerra, il governo inglese aveva considerato necessario informare la Russia della propria disponibilità a risolvere la questione degli Stretti in favore della Russia. Dopo aver ricevuto queste assicurazioni, il ministro zarista degli affari esteri, S.D. Sazonov, scrisse il 4 marzo 1915 una lettera agli ambasciatori inglese e francese a Pietroburgo, in cui suggeriva loro di dare un'approvazione scritta al passaggio degli Stretti alla Russia. Questo suggerimento venne accolto favorevolmente dagli alleati, in particolare dai francesi. L'8 marzo l'ambasciatore francese Paleologue annunciò che il governo francese accettava le pretese della Russia, a condizione che questa riconoscesse i diritti della Francia su Siria, Libano e Cilicia. La Russia era disposta ad accettare questo compromesso, ma fece riserve sulle pretese degli armeni sulla Cilicia e sollevò anche la questione dei «luoghi santi» in Palestina. La Gran Bretagna agì più cautamente, chiedendo che venissero prese disposizioni per la formazione di un futuro Stato arabo, le cui frontiere sarebbero state determinate in un periodo successivo.

Il 10 aprile 1915, tra Gran Bretagna, Francia e Russia si giunse alla conclusione di un accordo che assegnava gli Stretti alla Russia e disponeva per la creazione di uno Stato musulmano indipendente in Arabia. Non venne però risolta la questione del destino della Siria e della Palestina. A questo proposito si tennero delle conversazioni aggiuntive, tra Gran Bretagna e Francia, alla fine del 1915 e all'inizio del 1916.


Verso la fine del 1916 queste trattative vennero accelerate in relazione all'offensiva russa nel Caucaso. La Gran Bretagna acconsentì a cedere alla Francia il territorio a ovest della linea Aleppo-Hama-Homs-Damasco. I francesi insistettero perché tutta questa regione venisse considerata una futura colonia francese e l'intera Siria orientale rientrasse nella sfera di influenza francese.

A quell'epoca la Russia propose un nuovo piano per la soluzione della questione araba, dopo aver ricevuto informazioni circa un conflitto tra Gemal Pascià e il governo centrale di Istanbul. Questo piano si può così riassumere: chiedere a Gemal Pascià di rompere definitivamente con la Porta e aprire il fronte agli alleati. In cambio la Russia proponeva di mettere Gemal Pascià a capo di un sultanato indipendente di sei province, di cui quattro arabe. Su questa base S.D. Sazonov proponeva di intavolare trattative segrete con Gemal Pascià, ma le potenze occidentali non avevano nessuna intenzione di cedere i paesi arabi a Gemal Pascià. Per cui la Francia rispose che il piano poteva essere portato avanti solo a condizione di non cedere a Gemal Pascià nessuna delle regioni importanti per la Francia. La Gran Bretagna fece un'analoga riserva a proposito della Mesopotamia e dell'Arabia. Le obiezioni delle potenze occidentali resero quindi inattuabile il piano.

Nel marzo del 1916 arrivarono a Pietrogrado speciali delegati inglesi e francesi (Sykes e Picot) incaricati di condurre le trattative da cui più tardi doveva risultare il famoso accordo Sykes-Picot, espresso nella forma di uno scambio di note tra Francia e Russia (9 maggio 1916) e tra Francia e Gran Bretagna (15 maggio 1916). L'accordo contemplava il passaggio alla Francia della Siria occidentale, del Libano e della Cilicia oltre a una parte dell'Anatolia sudorientale (la cosiddetta zona blu), e il passaggio alla Gran Bretagna dell'Iraq centrale e meridionale, oltre ai porti palestinesi di Haifa e Akka (la zona rossa). Quanto restava della zona, cioè il resto della Palestina (la zona marrone), veniva riservato a uno speciale regime internazionale, in accordo con la Russia e con gli altri paesi. La Siria orientale e il distretto di Mossul rientrarono nella sfera di influenza francese (zona A) e la Transgiordania e la parte settentrionale del vilayet di Bagdad nella sfera di influenza inglese (zona B). In queste zone l'accordo attribuiva a Francia e Gran Bretagna diritti di priorità nei commerci, nella costruzione di ferrovie e nelle esportazioni di armi, oltre ad attribuire loro il diritto esclusivo di fornire alla futura amministrazione araba, ogni sorta di funzionari e di consiglieri stranieri, secondo le necessità.


Sebbene la Russia, che fino all'autunno del 1916 non ebbe nessuno scambio di note con la Gran Bretagna, non avanzasse pretese sui paesi arabi, gli alleati le promisero ugualmente i vilayet armeni appartenuti alla Turchia e il Kurdistan settentrionale in cambio della sua adesione all'accordo; vennero anche confermati i suoi «diritti» su Istanbul e la difesa degli interessi degli ortodossi in Palestina. Sulla mappa appare allora una zona gialla, il lago Van.

Un po' più tardi, anche l'Italia venne a conoscenza dell'accordo e fecero allora la loro comparsa una zona verde (l'Anatolia sudoccidentale) e una zona C (una parte dell'Anatolia centrale e occidentale). Il 20 aprile 1917 ci fu uno scambio di note tra Francia e Italia. La Gran Bretagna dal canto suo dichiarò che la partecipazione dell'Italia a questo accordo doveva essere prima ratificata dalla Russia.

Uno dei detti della diplomazia inglese era che ci si può compromettere quanto si vuole, dato che la situazione è destinata sempre a cambiare. Le concessioni generose che la Gran Bretagna era pronta a fare nella spartizione delle province arabe della Porta, sono un esempio della sua aderenza a questa regola.

Vladimir Lutsky Storia moderna dei paesi arabi a cura di Massimo Massara, traduzione di Anna Ventura Teti editore, Milano 1975 pp, 411-413.

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