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L'ESSERE E IL NULLA


Da ERMENEUTICA (BY TRUTZY)
L’apparizione non è sostenuta da alcun esistente diverso da essa; ha il suo proprio essere. Il primo essere che si incontra nelle ricerche ontologiche è dunque l’essere dell’apparizione. È anch’esso un’apparizione? Sembra, a prima vista. Fenomeno è ciò che si manifesta, e l’essere si manifesta a tutti in qualche modo, giacché possiamo parlarne e ne abbiamo una certa nozione. Deve quindi esservi un fenomeno dell’essere, un’apparizione dell’essere, descrivibile come tale. L’essere sarà scoperto attraverso qualche via d’accesso immediato, la noia, la nausea ecc., e l’ontologia sarà la descrizione del fenomeno dell’essere quale si manifesta in se stesso , cioè senza intermediari. […] Se l’essere dei fenomeni non si risolve in un fenomeno d’essere e tuttavia non possiamo dire nulla sull’essere senza consultare il fenomeno d’essere, bisogna innanzitutto stabilire il rapporto che unisce il fenomeno d’essere all’essere del fenomeno. Lo potremo fare più agevolmente considerando che i rilievi precedenti sono stati ispirati direttamente dall’intuizione rivelatrice del fenomeno d’essere. Considerando l’essere non come condizione della rivelazione, ma come apparizione che può essere fissata in concetti, abbiamo anzitutto compreso che la conoscenza non può da sola rendere ragione dell’essere, cioè l’essere del fenomeno non può ridursi al fenomeno d’essere. In una parola il fenomeno d’essere è «ontologico», nel senso in cui si chiama ontologia la prova di S. Anselmo e di Cartesio. È un appello d’essere; proprio come fenomeno, esige un fondamento trans fenomenico. Il fenomeno d’essere esige la trans fenomenicità dell’essere. Il che non vuol dire che l’essere sia nascosto dietro i fenomeni (abbiamo già visto che il fenomeno non può mascherare l’essere), né che il fenomeno sia un’apparenza che rinvia a un essere distinto (proprio in quanto apparenza  il fenomeno è, cioè si rivela sul fondamento dell’essere). Le considerazioni precedenti implicano soltanto che l’essere del fenomeno, quantunque coestensivo al fenomeno stesso, deve sfuggire alla condizione fenomenica – il fenomeno esiste solo in quanto si rivela – e, che, per conseguenza, eccede e fonda la conoscenza che se ne ha.
J. P. Sarte L’essere e il nulla

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EPILOGO

Egregi spettatori, or non siate scontenti.
Forse v’aspettavate che finisse altrimenti.
Una leggenda d’oro avevamo inventata,
ma poi, strada facendo, in male s’è cambiata.
E sgomenti vediamo a sipario caduto
Che qualunque problema è rimasto insoluto.
Per di più, siete in diritto di dirci:
«Volete che veniamo? Dovete divertirci!»
Inutile inseguire pretesti e schermi vani:
siam falliti se non battete le mani!
Forse che la paura ha spento l’inventiva?
Si è già visto altre volte. Ma un’altra via d’uscita neanche i vostri soldi han saputo ispirarla.
Deve cambiare l’uomo? O il mondo va rifatto?
Ci voglion altri Dei? O nessun Dio affatto?
Siamo annientati, a terra, e non solo per burla!
Né v’è modo d’uscir dalla distretta
se non che voi pensiate sin da stasera stessa
come a un’anima buona si può dare aiuto,
perché alla fine il giusto non sia sempre battuto.
Presto, pensate come ciò sia attuabile!
Una fine migliore ci vuole, è indispensabile!
B. Brecht L’anima buona del Sezuan

CANTO DEL GALLO DEL POSITIVISMO

Storia di un errore
1. Il modo vero, attingibile dal saggio, dal pio, dal virtuoso, - egli vive in esso, lui stesso è questo mondo.
(La forma più antica dell’idea, relativamente intelligente, semplice, persuasiva. Trascrizione della tesi “Io, Platone, sono , la verità”).
2. Il mondo vero, per il momento inattingibile, ma promesso al saggio, al pio, al virtuoso (“al peccatore che fa penitenza”).
(Progresso dell’idea: essa diventa più sottile, più capziosa, più inafferrabile – diventa donna, si cristallizza..).
3. Il mondo vero, inattingibile, indimostrabile, impromettibile, ma già in quanto pensato una consolazione, un obbligo, un imperativo.
(In fondo l’antico sole, ma attraverso nebbia e scetticismo; l’idea sublimata,pallida, nordica, königsbergica).
4. Il mondo vero – inattingibile? Comunque non raggiunto. E in quanto non raggiunto, anche sconosciuto. Di conseguenza neppure consolante, salvifico, vincolante: a che ci potrebbe vincolare qualcosa di sconosciuto?...
(Grigio mattino. Primo sbad…

UNIVERSO CONCENTRAZIONARIO

Da tale premessa si ricava il carattere principale dell’universo concentrazionario, il quale non è una istituzione penale, creata per la punizione e repressione di delitti e crimini, ma piuttosto una struttura politica di sradicamento del tessuto sociale mediante lo strappo e la cancellazione dalla società di interi settori e gruppi.
A ciò si perviene, in primo luogo, attraverso la deportazione in massa e l’internamento di intere minoranze etniche e, inoltre, mediante l’internamento di categorie produttive (ad esempio, i coltivatori in proprio) e professionali (ad esempio, ingegneri, avvocati, militari, medici). In secondo luogo, uno stato complessivo di sradicamento sociale deriva dal trattamento riservato nei campi ai prigionieri. È chiaro che le esecuzioni in massa – nelle camere a gas o per fucilazione o colpo alla nuca o nei forni crematori – cancellano di per sé centinaia di migliaia di persone, e che altre masse umane periscono nei campi per stenti, maltrattamenti, torture. Ma p…