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RIFARE LA FILOSOFIA


Ciò nonostante, venne il tempo in cui il sapere pratico accumulato fu tale da scontrarsi non solo con aspetti specifici ma anche con lo spirito ed il carattere delle credenze tradizionali e immaginarie. Senza entrare nella controversia sul come ed il perché, è indubbio che è quanto accadde in Grecia con il movimento dei sofisti, all’interno del quale ha avuto origine la filosofia nel senso che il mondo occidentale dà a questo termine. La loro cattiva fama, diffusa da Platone e Aristotele e di cui non riuscirono più a liberarsi, dimostra la centralità del conflitto che sconvolse il sistema tradizionale delle credenze religiose e il codice di comportamento morale che vi era legato. Socrate era sinceramente interessato a riconciliare le due parti, non c’è dubbio, ma è bastato che affrontasse la questione dal versante del metodo pratico e ne riconoscesse la supremazia dei canoni e dei criteri, perché venisse condannato a morte per spregio degli dei e per corruzione della gioventù. La morte di Socrate e la pessima reputazione dei sofisti fanno intuire alcuni contrasti clamorosi tra la credenza tradizionale ed emotiva da un lato e la conoscenza prosaica e pratica dal’altro: le paragono per evidenziare che mentre tutti i vantaggi di ciò che chiamiamo scienza erano dalla parte della seconda, i vantaggi della stima e dell’autorità sociale e del contatto intimo con quanto dà alla vita i suoi valori più profondi erano dalla parte della prima. All’apparenza, la conoscenza specifica e verificata dell’ambiente aveva soltanto un ambito limitato e tecnico. Era legata alle arti e l’obiettivo e i beni dell’artigiano non erano molto elevati, bensì subordinati e quasi servili.
J. Dewey Rifare la filosofia

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EPILOGO

Egregi spettatori, or non siate scontenti. Forse v’aspettavate che finisse altrimenti. Una leggenda d’oro avevamo inventata, ma poi, strada facendo, in male s’è cambiata. E sgomenti vediamo a sipario caduto Che qualunque problema è rimasto insoluto. Per di più, siete in diritto di dirci: «Volete che veniamo? Dovete divertirci!» Inutile inseguire pretesti e schermi vani: siam falliti se non battete le mani! Forse che la paura ha spento l’inventiva? Si è già visto altre volte. Ma un’altra via d’uscita neanche i vostri soldi han saputo ispirarla. Deve cambiare l’uomo? O il mondo va rifatto? Ci voglion altri Dei? O nessun Dio affatto? Siamo annientati, a terra, e non solo per burla! Né v’è modo d’uscir dalla distretta se non che voi pensiate sin da stasera stessa come a un’anima buona si può dare aiuto, perché alla fine il giusto non sia sempre battuto. Presto, pensate come ciò sia attuabile! Una fine migliore ci vuole, è indispensabile! B. Brecht L’anima buona del Sezuan

CANTO DEL GALLO DEL POSITIVISMO

Storia di un errore 1. Il modo vero, attingibile dal saggio, dal pio, dal virtuoso, - egli vive in esso, lui stesso è questo mondo. (La forma più antica dell’idea, relativamente intelligente, semplice, persuasiva. Trascrizione della tesi “Io, Platone, sono , la verità”). 2. Il mondo vero, per il momento inattingibile, ma promesso al saggio, al pio, al virtuoso (“al peccatore che fa penitenza”). (Progresso dell’idea: essa diventa più sottile, più capziosa, più inafferrabile – diventa donna, si cristallizza..). 3. Il mondo vero, inattingibile, indimostrabile, impromettibile, ma già in quanto pensato una consolazione, un obbligo, un imperativo. (In fondo l’antico sole, ma attraverso nebbia e scetticismo; l’idea sublimata,pallida, nordica, königsbergica). 4. Il mondo vero – inattingibile? Comunque non raggiunto. E in quanto non raggiunto, anche sconosciuto. Di conseguenza neppure consolante, salvifico, vincolante: a che ci potrebbe vincolare qualcosa di sconosciuto?... (Grigio mattino. Pri

UNIVERSO CONCENTRAZIONARIO

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