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L'OCCHIO M'ERA CADUTO SU UN'INCISIONE


Quando aprivo «Le Matin», lo spavento m’agghiacciava. Fra tutte, una storia mi colpì. Ne ricordo ancora il titolo: Vento negli alberi. Una sera d’estate, un’ammalata, sola al primo piano d’una casa in campagna, si gira e rigira nel letto; dalla finestra aperta un castagno spinge i rami dentro la camera. A pianterreno son riunite parecchie persone, chiacchierano e guardano scendere la notte sul giardino. Improvvisamente, qualcuno indica il castagno:«Guarda, guarda! Ma cos’è, c’è vento?». La cosa fa meraviglia, vanno fuori sulla gradinata esterna: non un alito; ciononostante il fogliame si agita. In quel preciso momento un grido! Il marito dell’ammalata si lancia per le scale e trova la sua giovane moglie, ritta sul letto, che indicava col dito l’albero e cade morta; il castagno ha ritrovato la sua consueta immobilità. Cosa ha veduto la donna? Un pazzo è scappato dal manicomio: è forse lui che, nascosto nell’albero, s’è affacciato con il suo viso stravolto. È lui, deve essere stato lui per la semplice ragione che nessuna altra spiegazione può soddisfare. E tuttavia… Come mai nessuno l’ha visto salire? Né scendere? Come mai i cani non hanno abbaiato? Come è possibile che l’hanno arrestato, sei ore più tardi, a cento chilometri dalla proprietà? Domande senza risposta. Il narratore andava a capo, e concludeva negligentemente: «Stando alla gente del paese era la Morte che scuoteva i rami del castagno». Buttai via il giornale, battei col piede a terra, dissi a voce alta: «No! No!». Il cuore mi batteva furiosamente. Credetti di svenire, un giorno, nel treno per Limoges, sfogliando l’almanacco Hachette: l’occhio m’era caduto su un’incisione da far drizzare i capelli: una sponda sotto la luna, una lunga branca rugosa usciva dall’acqua, uncinava un ubriacone, lo trascinava in fondo al bacino. L’immagine illustrava un testo che lessi avidamente e che terminava – o quasi – con queste parole: «Era un’allucinazione da alcolizzato? S’era socchiuso l’Inferno?». Mi venne il terrore dell’acqua, dei granchi e degli alberi. Ma soprattutto dei libri: maledissi i manigoldi che popolavano i loro racconti con queste atroci figure. Ciononostante li imitavo.
J. P. Sartre Le parole



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A. Kristof, Trilogia della città di K. Il grande quaderno la prova La terza menzogna, Einaudi.