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IDEALISMO TRASCENDENTALE


Chi vede in generale che l’io nasce solo in forza della sua propria attività, vedrà pure che, grazie a quell’atto volontario, interposto alla serie temporale, atto con cui nasce l’Io, non possa nascere altro se non ciò che per me nasce allo stesso modo originariamente e al di là da ogni tempo. Ora, per giunta, quel primitivo atto dell’autocoscienza continua sempre a durare, poiché l’intera serie delle mie rappresentazioni non è altro che evoluzione di quell’una sintesi. Da ciò dipende che io possa produrmi in ogni istante, allo stesso modo in cui mi sono prodotto originariamente. Io sono ciò che sono, unicamente in forza della mia attività (poiché sono assolutamente libero); ma, in forza di questa determinata attività, per me si produce sempre l’Io: dunque ne debbo conchiudere che esso anche originariamente si produca in forza di quell’attività istessa.
Trova qui il suo posto una considerazione generale, che si rannoda al già detto. Se la prima costruzione della filosofia è imitazione di un’altra originaria, saranno imitazioni consimili tutte le sue costruzioni. Finché l’Io è concepito nell’evoluzione originaria dell’assoluta sintesi, vi è solo una serie di atti, quelli primitivi e necessari; appena io interrompo questa evoluzione, e mi riporto volontariamente al punto iniziale di essa, spunta per me una nuova serie, in cui è libero ciò che nella prima era necessario. Quella è l’originale, questa è la copia o imitazione. Se nella seconda serie non vi è di più né di meno che nella prima, l’imitazione è perfetta, e nasce una filosofia vera e compiuta. Nel caso opposto ne nasce una falsa e incompiuta.
F. Schelling, Sistema dell’idealismo trascendentale

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EPILOGO

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CANTO DEL GALLO DEL POSITIVISMO

Storia di un errore 1. Il modo vero, attingibile dal saggio, dal pio, dal virtuoso, - egli vive in esso, lui stesso è questo mondo. (La forma più antica dell’idea, relativamente intelligente, semplice, persuasiva. Trascrizione della tesi “Io, Platone, sono , la verità”). 2. Il mondo vero, per il momento inattingibile, ma promesso al saggio, al pio, al virtuoso (“al peccatore che fa penitenza”). (Progresso dell’idea: essa diventa più sottile, più capziosa, più inafferrabile – diventa donna, si cristallizza..). 3. Il mondo vero, inattingibile, indimostrabile, impromettibile, ma già in quanto pensato una consolazione, un obbligo, un imperativo. (In fondo l’antico sole, ma attraverso nebbia e scetticismo; l’idea sublimata,pallida, nordica, königsbergica). 4. Il mondo vero – inattingibile? Comunque non raggiunto. E in quanto non raggiunto, anche sconosciuto. Di conseguenza neppure consolante, salvifico, vincolante: a che ci potrebbe vincolare qualcosa di sconosciuto?... (Grigio mattino. Pri

IL PRINCIPE

3 E per chiarire meglio questa parte dico come è grandi si debbono considerare in dua modi principalmente: o si governarono in modo, col precedente loro, che si obligano in tutto alla fortuna, o no. Quelli che si obligano e non sieno rapaci, si debbono onorare e amare; quelli che non si obligano si hanno a esaminare in dua modi: o è fanno questo per pusillaminità e difetto naturale d’animo, allora tu te ne debbi servire, massime di quelli che sono di buono consiglio perché nelle prosperità te ne onori e non hai nelle avversità a temere di loro; ma quando è non si obligano per arte e per cagione ambiziosa, è segno come e’ pensano più a sé che a te; e da quelli si debbe el principe guardare e temergli come se fussino scoperti nimici perché sempre nelle avversità aiuteranno ruinarlo. 4 Debbe pertanto, uno che diventi principe mediante el favore del populo, mantenerselo amico, il che gli fia facile non domandando lui se non di non essere oppresso. Ma uno che contro al populo diventi princi