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LETTERA DI DESCARTES A MERSENNE


Non abbiate timore - vi prego - di assicurare e di pubblicare ovunque che è Dio che ha stabilito queste leggi in natura, come un re stabilisce leggi nel suo regno. Non v'è nessuna in particolare che non possiamo comprendere se la nostra mente si pone a considerarla, ed esse sono tutte mentibus nostris ingenitae, nello stesso modo in cui un re stamperebbe le sue leggi nel cuore di tutti i suoi sudditi, se ne avesse effettivamente il potere. Al contrario non possiamo comprendere la grandezza di Dio, per quanto ne siamo consapevoli. Il fatto stesso però che la giudichiamo incomprensibile fa sì che la stimiamo ancora di più: come un re ha maggiore maestà quando è meno famigliarmente conosciuto dai suoi sudditi, purchè tuttavia essi non pensino di esser per questo senza re e lo conoscano quanto basta per non nutrire tale dubbio. Vi diranno che, se Dio avesse stabilito queste verità, potrebbe mutarle come un re fa con le sue leggi; a ciò si deve rispondere: sì, posto che la sua volontà possa mutare. - Io però le intendo come eterne ed immutabili. - Ed io giudico la stessa cosa di Dio. - La sua volontà è però libera. - Sì, ma la sua potenza è incomprensibile, ed in genere possiamo essere certi che Dio può fare tutto quel che possiamo comprendere, ma non che non può fare ciò che non siamo in grado di comprendere; sarebbe infatti temerario pensare che la nostra immaginazione abbia la stessa estenzione della sua potenza...


Descartes a Mersenne, lettera 15 aprile 1630

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