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Le potenzialità educative del gioco. Brano tratto da Lettere sull'educazione estetica dell'uomo di Schiller

 



Ma che significa un “semplice gioco”, se noi sappiamo che fra tutte le condizioni dell’uomo proprio il gioco e “solo” il gioco lo rende compiuto e sviluppa contemporaneamente la sua duplice natura? […] Non si sbaglierà mai, se si cercherà l’ideale della bellezza di un uomo sulla stessa via per la quale egli soddisfa il suo istinto del gioco. Se le popolazioni greche si dilettavano nei giochi olimpici delle incruente lotte della forza, di velocità, di agilità e delle più nobili gare degli ingegni; e se il popolo romano godeva dell’agonia di un gladiatore vinto o del suo libico avversario, da questo solo tratto ci diviene comprensibile perché noi dobbiamo cercare le figure ideali di una Venere, di una Giunone, di un Apollo, non già a Roma, ma in Grecia. Ora però la ragione dice: il bello non dev’essere pura vita, né pura forma, ma forma vivente, cioè bellezza, poiché essa detta all’uomo la doppia legge dell’assoluta formalità e dell’assoluta realtà. Di conseguenza dice ancora: l’uomo deve soltanto giocare con la bellezza e non giocare che con essa. Insomma, per dirla brevemente, l’uomo gioca solo quando è uomo nel pieno significato della parola ed “è” interamente uomo solo quando gioca. 

F. Schiller, Lettere sull’educazione estetica dell’uomo, a cura di A. Sbisà, La Nuova Italia, Firenze 1970

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