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SAVIANO: SUPER SANTOS


Quando ero ragazzino i portieri erano i peggiori. E la porta era una punizione tra le più umilianti. Un posto in cui vedere la partita da lontano e ricevere dolorose pallonate in faccia che ti segnano in viso di rosso per settimane. Un ruolo che ti costringeva a raccogliere la colpa del gol subìto e a essere ignorato dagli abracci del gol realizzato. Piuttosto che un giocatore, il portiere era un raccattapalle mobile. Un ruolo terribile. Spesso il posto del portiere era sopportato a turno, ma quando non si trovava nessuno da umiliare in porta, da poter soggiogare nelle retrovie, quando insomma tutti i giocatori erano capaci di tener testa, allora si sceglieva di poter giocare a "porta americana". Senza portiere. Due squadre si fronteggiavano cercando di segnare in un'unica porta con nessuno a difenderla: a turno, la squadra difende o attacca, alternandosi nei ruoli dopo ogni gol. Non mi è chiaro perché questa modalità sia stata definita all'americana.
R. Saviano Super Santos
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- So lavorare a maglia. Avrei bisogno della lana e dei ferri.
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A. Kristof, Trilogia della città di K. Il grande quaderno la prova La terza menzogna, Einaudi.