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RELAZIONE TRA ADULTO E BAMBINO



Nell’educazione dei bambini in età prescolare le relazioni interpersonali e l’ambiente svolgono un ruolo fondamentale per lo sviluppo.
L’atteggiamento che l’adulto deve tenere nei confronti dei bambini appena nati è di disponibilità e di apertura alla comunicazione. Il neonato comunica con l’adulto fin dai primi giorni attraverso dei messaggi che indicano le sensazioni di benessere o malessere del bambino. L’educazione del fanciullo inizia fin dai primi giorni perché il neonato assorbe la cultura attraverso le relazioni con gli altri e le esperienze che ha nell’ambiente in cui vive. Il bambino elabora nei primi tre anni di vita delle strutture fondamentali come i ritmi del sonno e della veglia, l’atteggiamento verso il cibo, la capacità di movimento e la sicurezza nelle relazioni con gli altri. Attraverso le cure che l’adulto presta al fanciullo quest’ultimo comincia a prendere coscienza del proprio corpo ecco perché la carenza di cure adeguate provoca un ritardo nello sviluppo. Nei primi anni del bambino l’educazione si caratterizza come un’educazione al fare perché in età prescolare i bambini imparano facendo ed entrando in relazione con gli altri e con l’ambiente. Perciò se il fanciullo vive in un ambiente carente di stimoli e ha delle relazioni interpersonali insoddisfacenti gli effetti di questa situazione si ripercuotono sia nella sfera intellettiva che in quella emotiva.
Secondo Maria Montessori in ogni essere umano c’è un embrione spirituale che durante la crescita assume delle forme personali. Ogni bambino dai zero ai tre anni ha una grande capacità di assimilare, cioè di imparare dalle esperienze per questo motivo l’ambiente in cui vive  è  molto importante. Secondo Maria Montessori la mente del fanciullo è una mente assorbente in quanto riesce inconsapevolmente ad assimilare una grande quantità di dati e di rappresentazioni sensibili.
Per Ovide Decroly l’educazione dei bambini in età prescolare si deve basare su una attività spontanea  da svolgere in un ambiente sereno e a contatto con la natura. Egli sostiene che i  fanciulli dai zero ai tre anni imparano attraverso l’imitazione ed il gioco e quindi è fondamentale favorire queste attività.
Elena Ambrosini




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EPILOGO

Egregi spettatori, or non siate scontenti.
Forse v’aspettavate che finisse altrimenti.
Una leggenda d’oro avevamo inventata,
ma poi, strada facendo, in male s’è cambiata.
E sgomenti vediamo a sipario caduto
Che qualunque problema è rimasto insoluto.
Per di più, siete in diritto di dirci:
«Volete che veniamo? Dovete divertirci!»
Inutile inseguire pretesti e schermi vani:
siam falliti se non battete le mani!
Forse che la paura ha spento l’inventiva?
Si è già visto altre volte. Ma un’altra via d’uscita neanche i vostri soldi han saputo ispirarla.
Deve cambiare l’uomo? O il mondo va rifatto?
Ci voglion altri Dei? O nessun Dio affatto?
Siamo annientati, a terra, e non solo per burla!
Né v’è modo d’uscir dalla distretta
se non che voi pensiate sin da stasera stessa
come a un’anima buona si può dare aiuto,
perché alla fine il giusto non sia sempre battuto.
Presto, pensate come ciò sia attuabile!
Una fine migliore ci vuole, è indispensabile!
B. Brecht L’anima buona del Sezuan

CANTO DEL GALLO DEL POSITIVISMO

Storia di un errore
1. Il modo vero, attingibile dal saggio, dal pio, dal virtuoso, - egli vive in esso, lui stesso è questo mondo.
(La forma più antica dell’idea, relativamente intelligente, semplice, persuasiva. Trascrizione della tesi “Io, Platone, sono , la verità”).
2. Il mondo vero, per il momento inattingibile, ma promesso al saggio, al pio, al virtuoso (“al peccatore che fa penitenza”).
(Progresso dell’idea: essa diventa più sottile, più capziosa, più inafferrabile – diventa donna, si cristallizza..).
3. Il mondo vero, inattingibile, indimostrabile, impromettibile, ma già in quanto pensato una consolazione, un obbligo, un imperativo.
(In fondo l’antico sole, ma attraverso nebbia e scetticismo; l’idea sublimata,pallida, nordica, königsbergica).
4. Il mondo vero – inattingibile? Comunque non raggiunto. E in quanto non raggiunto, anche sconosciuto. Di conseguenza neppure consolante, salvifico, vincolante: a che ci potrebbe vincolare qualcosa di sconosciuto?...
(Grigio mattino. Primo sbad…

UNIVERSO CONCENTRAZIONARIO

Da tale premessa si ricava il carattere principale dell’universo concentrazionario, il quale non è una istituzione penale, creata per la punizione e repressione di delitti e crimini, ma piuttosto una struttura politica di sradicamento del tessuto sociale mediante lo strappo e la cancellazione dalla società di interi settori e gruppi.
A ciò si perviene, in primo luogo, attraverso la deportazione in massa e l’internamento di intere minoranze etniche e, inoltre, mediante l’internamento di categorie produttive (ad esempio, i coltivatori in proprio) e professionali (ad esempio, ingegneri, avvocati, militari, medici). In secondo luogo, uno stato complessivo di sradicamento sociale deriva dal trattamento riservato nei campi ai prigionieri. È chiaro che le esecuzioni in massa – nelle camere a gas o per fucilazione o colpo alla nuca o nei forni crematori – cancellano di per sé centinaia di migliaia di persone, e che altre masse umane periscono nei campi per stenti, maltrattamenti, torture. Ma p…