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CARLO MAGNO


Da Trutzy
L’intesa, vista di malocchio dal papa, durò tuttavia poco e la crisi precipitò allorché, alla morte di Carlomanno, il consesso dei nobili riconobbe monarca unico Carlo, il quale ripudiò Desiderata, detta Ermengarda (il dramma venne poeticamente rappresentato da Alessandro Manzoni nell’Adelchi) oltraggiando Desiderio, mentre papa Adriano I rifiutò ogni aiuto alla abbandonata consorte del re franco.
Desiderio invase allora le terre papali; Adriano I invocò allora la difesa di Carlo che, sceso in Italia (773), Conquistò Verona e Pavia.
 Desiderio venne catturato e Adelchi fuggì in esilio a Bisanzio.
Carlo confermò a papa Adriano la donazione di Pipino e prese per sé il titolo di re dei Longobardi. Questi ultimi conclusero la loro dominazione nella penisola, mentre il papa, rafforzato, entrava in possesso del Ducato romano, di Perugia, della Pentapoli e dell’Esercato. Indipendenti rimasero invece, il ducato di Benevento (Longobardia minore), le terre Bizantine del Sud, la Sicilia e la Sardegna.
Nel 781 Carlo scese ancora in Italia e concluse in Europa altre campagne vittoriose da cui si originarono le Marche di Baviera, Austria, Jutland, Boemia, Carinzia. Infine, mediante trattati, ottenne dai Bizantini l’Istria, la Liburnia e parte della grande Dalmazia. Alla vigilia della fondazione dell’Impero d’Occidente  si generò una situazione internazionale volta a favorirlo. Oltre che della conquista di terre e popoli Carlo giovarsi della crisi bizantina. L’imperatrice Irene (797-802) infatti, pavida e mal consigliata, temendo di essere esautorata dal figlio Costantino VI, lo fece accecare e deporre con la violenza. Papa Leone III allora, colpito dalla vicenda, colse il destro per considerare deposta Irene, madre crudele, e vacante il trono imperiale, privato del legittimo successore.
Lo stesso Leone III (795) venne assalito e imprigionato dalla nobiltà laico-romana negli ultimi decenni in dissenso con l’eccessivo potenziamento del soglio di Pietro, ma riuscì, poi, a fuggire e a rifugiarsi presso Carlo. Si perfezionarono allora i precedenti accordi: il re avrebbe riportato Leone sul soglio di Pietro, il papa avrebbe coronato imperatore Carlo. Nell’autunno del 799 il sovrano entrò a Roma conducendo con sé Leone  che, previo un complesso chiarimento purificatore, fu riammesso al pontificato. Questi, durante le funzioni natalizie in San Pietro, in ricompensa, impose al re franco la corona imperiale. Carlo, infatti, era inginocchiato con la famiglia, nel corso della messa, presso l’altare maggiore e Leone gli pose allora sul capo una corona d’oro e gli impartì la solenne benedizione, mentre il popolo romano presente nel tempio lo salutò per tre volte secondo la formula dell’acclamazione imperiale: «a Carlo Augusto, piissimo, da Dio coronato grande e pacifico imperatore romano, vita e vittoria». Il racconto del grande evento è riportato dal Liber Pontificalis e dalla Vita Karoli di Eginardo.
L. Gatto La grande storia del medioevo

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