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O. P. Franconi: L’etica dell’impegno nella generazione sartriana

La fondazione di «Les Temps modernes» e la nuova fase dell’attività di Sartre non si spiegano senza le esperienze vissute dallo scrittore-filosofo durante la guerra e l’occupazione, senza il riferimento a quel momento particolare della storia francese, nel quale, finita la guerra, grandi cose sembravano possibili, e gli intellettuali si sentirono chiamati a contribuire alla costruzione di una fase nuova e più giusta della vita nazionale. Tematicamente, tuttavia, il luogo di origine della teoria sartriana della letteratura deve essere ricercato negli scritti del decennio precedente. Sono in particolare le pagine finali di La nausée a lasciar intravedere, attraverso le note del vecchio disco jazz, la possibilità di trascendere il tempo informe dell’esistenza, verso una dimensione diversa della temporalità e del senso. Come è noto, La nausée costituisce la mise en forme letteraria di un’esperienza fenomenologica: esperienza dell’esistenza, come immersione nella molle pesantezza delle cose nel fluire senza ragioni e senza scopi del tempo. Il diario di Roquentin inizia con la rinuncia a proseguire una permanenza di alcuni anni in Indocina; in essa si fa luce gradatamente la costatazione non solo dell’inutilità, bensì, più radicalmente, dell’impossibilità dell’avventura. Le avventure sono solo nei libri; la loro ha un verso; in esso gli attimi sono concatenati secondo un ordine; gli avvenimenti si succedono con una logica; ogni momento prepara la sua conclusione, si incammina ad essa. Altro il tempo vissuto, continuum informe, sempre uguale a se stesso, perennemente reversibile, senza direzioni, né passato né futuro; eterno presente, in cui tutto sembra sprofondare.

O. P. Franconi L’etica dell’impegno nella generazione sartriana

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EPILOGO

Egregi spettatori, or non siate scontenti.
Forse v’aspettavate che finisse altrimenti.
Una leggenda d’oro avevamo inventata,
ma poi, strada facendo, in male s’è cambiata.
E sgomenti vediamo a sipario caduto
Che qualunque problema è rimasto insoluto.
Per di più, siete in diritto di dirci:
«Volete che veniamo? Dovete divertirci!»
Inutile inseguire pretesti e schermi vani:
siam falliti se non battete le mani!
Forse che la paura ha spento l’inventiva?
Si è già visto altre volte. Ma un’altra via d’uscita neanche i vostri soldi han saputo ispirarla.
Deve cambiare l’uomo? O il mondo va rifatto?
Ci voglion altri Dei? O nessun Dio affatto?
Siamo annientati, a terra, e non solo per burla!
Né v’è modo d’uscir dalla distretta
se non che voi pensiate sin da stasera stessa
come a un’anima buona si può dare aiuto,
perché alla fine il giusto non sia sempre battuto.
Presto, pensate come ciò sia attuabile!
Una fine migliore ci vuole, è indispensabile!
B. Brecht L’anima buona del Sezuan

CANTO DEL GALLO DEL POSITIVISMO

Storia di un errore
1. Il modo vero, attingibile dal saggio, dal pio, dal virtuoso, - egli vive in esso, lui stesso è questo mondo.
(La forma più antica dell’idea, relativamente intelligente, semplice, persuasiva. Trascrizione della tesi “Io, Platone, sono , la verità”).
2. Il mondo vero, per il momento inattingibile, ma promesso al saggio, al pio, al virtuoso (“al peccatore che fa penitenza”).
(Progresso dell’idea: essa diventa più sottile, più capziosa, più inafferrabile – diventa donna, si cristallizza..).
3. Il mondo vero, inattingibile, indimostrabile, impromettibile, ma già in quanto pensato una consolazione, un obbligo, un imperativo.
(In fondo l’antico sole, ma attraverso nebbia e scetticismo; l’idea sublimata,pallida, nordica, königsbergica).
4. Il mondo vero – inattingibile? Comunque non raggiunto. E in quanto non raggiunto, anche sconosciuto. Di conseguenza neppure consolante, salvifico, vincolante: a che ci potrebbe vincolare qualcosa di sconosciuto?...
(Grigio mattino. Primo sbad…

UNIVERSO CONCENTRAZIONARIO

Da tale premessa si ricava il carattere principale dell’universo concentrazionario, il quale non è una istituzione penale, creata per la punizione e repressione di delitti e crimini, ma piuttosto una struttura politica di sradicamento del tessuto sociale mediante lo strappo e la cancellazione dalla società di interi settori e gruppi.
A ciò si perviene, in primo luogo, attraverso la deportazione in massa e l’internamento di intere minoranze etniche e, inoltre, mediante l’internamento di categorie produttive (ad esempio, i coltivatori in proprio) e professionali (ad esempio, ingegneri, avvocati, militari, medici). In secondo luogo, uno stato complessivo di sradicamento sociale deriva dal trattamento riservato nei campi ai prigionieri. È chiaro che le esecuzioni in massa – nelle camere a gas o per fucilazione o colpo alla nuca o nei forni crematori – cancellano di per sé centinaia di migliaia di persone, e che altre masse umane periscono nei campi per stenti, maltrattamenti, torture. Ma p…