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POSITIVISTI


È particolarmente la vista di quei filosofi del guazzabuglio, che si fanno chiamare «filosofi della realtà» o «positivisti», a suscitare una pericolosa diffidenza nell’animo di un giovane dotto ambizioso; anzi, nel migliore dei casi, sono anche loro dei dotti e degli specialisti, lo si può toccar con mano! – sono precisamente tutti quanti dei vinti, uomini ricondotti sotto la sovranità della scienza, essi che una volta, chissà quando, hanno voluto da se stessi un di più, senza avare il diritto a questo di più, senza avere diritto a questo di più e alla sua responsabilità – mentre oggi, in maniera rispettabile, rabbiosa, vendicativa, impersonano con la parola e con l’azione l’incredulità riguardo al compito di reggitrice e alle prerogative sovrane della filosofia. Ma in fin dei conti, come potrebbe essere diversamente! Attualmente prospera la scienza e ha i larghi segni sul viso della tranquilla coscienza, mentre ciò in cui è gradualmente affondata l’intera filosofia moderna, questi rimasugli filosofici di oggi, suscitano diffidenze e malumore, se non addirittura irrisione e pietà. La filosofia ridotta a «teoria della conoscenza», di fatto, però, nulla più che una timida epochistica e una dottrina dell’astinenza: una filosofia che non sa varcare la soglia e ricusa meschinamente a se stessa il diritto d’accesso – una filosofia, questa, prossima ad esalare l’ultimo respiro, una fine, un’agonia, qualcosa che muove a compassione. In che modo mai una siffatta filosofia potrebbe – dominare!

F. Nietzsche Al di là del bene e del male

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EPILOGO

Egregi spettatori, or non siate scontenti. Forse v’aspettavate che finisse altrimenti. Una leggenda d’oro avevamo inventata, ma poi, strada facendo, in male s’è cambiata. E sgomenti vediamo a sipario caduto Che qualunque problema è rimasto insoluto. Per di più, siete in diritto di dirci: «Volete che veniamo? Dovete divertirci!» Inutile inseguire pretesti e schermi vani: siam falliti se non battete le mani! Forse che la paura ha spento l’inventiva? Si è già visto altre volte. Ma un’altra via d’uscita neanche i vostri soldi han saputo ispirarla. Deve cambiare l’uomo? O il mondo va rifatto? Ci voglion altri Dei? O nessun Dio affatto? Siamo annientati, a terra, e non solo per burla! Né v’è modo d’uscir dalla distretta se non che voi pensiate sin da stasera stessa come a un’anima buona si può dare aiuto, perché alla fine il giusto non sia sempre battuto. Presto, pensate come ciò sia attuabile! Una fine migliore ci vuole, è indispensabile! B. Brecht L’anima buona del Sezuan

CANTO DEL GALLO DEL POSITIVISMO

Storia di un errore 1. Il modo vero, attingibile dal saggio, dal pio, dal virtuoso, - egli vive in esso, lui stesso è questo mondo. (La forma più antica dell’idea, relativamente intelligente, semplice, persuasiva. Trascrizione della tesi “Io, Platone, sono , la verità”). 2. Il mondo vero, per il momento inattingibile, ma promesso al saggio, al pio, al virtuoso (“al peccatore che fa penitenza”). (Progresso dell’idea: essa diventa più sottile, più capziosa, più inafferrabile – diventa donna, si cristallizza..). 3. Il mondo vero, inattingibile, indimostrabile, impromettibile, ma già in quanto pensato una consolazione, un obbligo, un imperativo. (In fondo l’antico sole, ma attraverso nebbia e scetticismo; l’idea sublimata,pallida, nordica, königsbergica). 4. Il mondo vero – inattingibile? Comunque non raggiunto. E in quanto non raggiunto, anche sconosciuto. Di conseguenza neppure consolante, salvifico, vincolante: a che ci potrebbe vincolare qualcosa di sconosciuto?... (Grigio mattino. Pri

UNIVERSO CONCENTRAZIONARIO

Da tale premessa si ricava il carattere principale dell’universo concentrazionario, il quale non è una istituzione penale, creata per la punizione e repressione di delitti e crimini, ma piuttosto una struttura politica di sradicamento del tessuto sociale mediante lo strappo e la cancellazione dalla società di interi settori e gruppi. A ciò si perviene, in primo luogo, attraverso la deportazione in massa e l’internamento di intere minoranze etniche e, inoltre, mediante l’internamento di categorie produttive (ad esempio, i coltivatori in proprio) e professionali (ad esempio, ingegneri, avvocati, militari, medici). In secondo luogo, uno stato complessivo di sradicamento sociale deriva dal trattamento riservato nei campi ai prigionieri. È chiaro che le esecuzioni in massa – nelle camere a gas o per fucilazione o colpo alla nuca o nei forni crematori – cancellano di per sé centinaia di migliaia di persone, e che altre masse umane periscono nei campi per stenti, maltrattamenti, torture. Ma p