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LA POLITICA IN GRECIA


La parola politeía indica in greco tre cose che in apparenza sono distinte: il regime politico, il corpo civico e il diritto di cittadinanza. Ciò può sembrare strano a chi vive in società industrializzate in cui non c’è un nesso preciso tra il diritto di cittadinanza e il regime politico; in cui vi è una parte dei cittadini dedita di fatto “professionalmente” all’attività politica, mentre la maggioranza vi è coinvolta solo di tanto in tanto (a meno che non si inserisca in quegli organismi istituzionali che sono i partiti, specialmente i grandi partiti di massa) e soprattutto non partecipa alla gestione diretta del potere decisionale. Nelle poleis elleniche, democratiche o oligarchiche che fossero, appartenenza al corpo civico, diritto di cittadinanza e tipo di regime politico sono in rapporto strettissimo e per questo era usato lo stesso termine, anche nello stesso contesto. Dice Isocrate nell’Areopagitico:
…solo la politeía è l’anima della città, e ha tanto potere quanto ne ha la mente nel corpo. Proprio il corpo civico (politeía) delibera intorno a ogni questione e si fa custode di ciò che è buono, mentre evita i mali. È inevitabile che sia le leggi, che gli oratori, che i privati cittadini si modellino su di questo e che ciascuno viva bene o male a seconda del tipo di ordinamento costituzionale (politeía) che ha.[1]
C. Ampolo La politica in Grecia
[1] Isocrate, Areopagitico 14.

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EPILOGO

Egregi spettatori, or non siate scontenti.
Forse v’aspettavate che finisse altrimenti.
Una leggenda d’oro avevamo inventata,
ma poi, strada facendo, in male s’è cambiata.
E sgomenti vediamo a sipario caduto
Che qualunque problema è rimasto insoluto.
Per di più, siete in diritto di dirci:
«Volete che veniamo? Dovete divertirci!»
Inutile inseguire pretesti e schermi vani:
siam falliti se non battete le mani!
Forse che la paura ha spento l’inventiva?
Si è già visto altre volte. Ma un’altra via d’uscita neanche i vostri soldi han saputo ispirarla.
Deve cambiare l’uomo? O il mondo va rifatto?
Ci voglion altri Dei? O nessun Dio affatto?
Siamo annientati, a terra, e non solo per burla!
Né v’è modo d’uscir dalla distretta
se non che voi pensiate sin da stasera stessa
come a un’anima buona si può dare aiuto,
perché alla fine il giusto non sia sempre battuto.
Presto, pensate come ciò sia attuabile!
Una fine migliore ci vuole, è indispensabile!
B. Brecht L’anima buona del Sezuan

CANTO DEL GALLO DEL POSITIVISMO

Storia di un errore
1. Il modo vero, attingibile dal saggio, dal pio, dal virtuoso, - egli vive in esso, lui stesso è questo mondo.
(La forma più antica dell’idea, relativamente intelligente, semplice, persuasiva. Trascrizione della tesi “Io, Platone, sono , la verità”).
2. Il mondo vero, per il momento inattingibile, ma promesso al saggio, al pio, al virtuoso (“al peccatore che fa penitenza”).
(Progresso dell’idea: essa diventa più sottile, più capziosa, più inafferrabile – diventa donna, si cristallizza..).
3. Il mondo vero, inattingibile, indimostrabile, impromettibile, ma già in quanto pensato una consolazione, un obbligo, un imperativo.
(In fondo l’antico sole, ma attraverso nebbia e scetticismo; l’idea sublimata,pallida, nordica, königsbergica).
4. Il mondo vero – inattingibile? Comunque non raggiunto. E in quanto non raggiunto, anche sconosciuto. Di conseguenza neppure consolante, salvifico, vincolante: a che ci potrebbe vincolare qualcosa di sconosciuto?...
(Grigio mattino. Primo sbad…

UNIVERSO CONCENTRAZIONARIO

Da tale premessa si ricava il carattere principale dell’universo concentrazionario, il quale non è una istituzione penale, creata per la punizione e repressione di delitti e crimini, ma piuttosto una struttura politica di sradicamento del tessuto sociale mediante lo strappo e la cancellazione dalla società di interi settori e gruppi.
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