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LA POLITICA IN GRECIA


La parola politeía indica in greco tre cose che in apparenza sono distinte: il regime politico, il corpo civico e il diritto di cittadinanza. Ciò può sembrare strano a chi vive in società industrializzate in cui non c’è un nesso preciso tra il diritto di cittadinanza e il regime politico; in cui vi è una parte dei cittadini dedita di fatto “professionalmente” all’attività politica, mentre la maggioranza vi è coinvolta solo di tanto in tanto (a meno che non si inserisca in quegli organismi istituzionali che sono i partiti, specialmente i grandi partiti di massa) e soprattutto non partecipa alla gestione diretta del potere decisionale. Nelle poleis elleniche, democratiche o oligarchiche che fossero, appartenenza al corpo civico, diritto di cittadinanza e tipo di regime politico sono in rapporto strettissimo e per questo era usato lo stesso termine, anche nello stesso contesto. Dice Isocrate nell’Areopagitico:
…solo la politeía è l’anima della città, e ha tanto potere quanto ne ha la mente nel corpo. Proprio il corpo civico (politeía) delibera intorno a ogni questione e si fa custode di ciò che è buono, mentre evita i mali. È inevitabile che sia le leggi, che gli oratori, che i privati cittadini si modellino su di questo e che ciascuno viva bene o male a seconda del tipo di ordinamento costituzionale (politeía) che ha.[1]
C. Ampolo La politica in Grecia
[1] Isocrate, Areopagitico 14.
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-Mathias ha bisogno di vestiti pesanti, e tu anche.
Yasmine dice:
- So lavorare a maglia. Avrei bisogno della lana e dei ferri.
Lucas compra una cesta di gomitoli di lana e ferri da calza di varie dimensioni. Yasmine fa dei maglioni, dei calzettoni, delle sciarpe, dei guanti, dei berretti. Con gli avanzi della lana, confeziona delle coperte di tutti i colori. Lucas le fa i complimenti.
Yasmine dice:
- So anche cucire. A casa avevo la macchina per cucire di mia madre.
A. Kristof, Trilogia della città di K. Il grande quaderno la prova La terza menzogna, Einaudi.