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EUREKA


Siamo arrivati adesso in un punto in cui l’intelletto è di nuovo costretto a lottare contro la sua propensione per la deduzione analogica; contro la sua mania di agguantare l’infinito. Abbiamo già visto dei satelliti ruotare intorno ai pianeti; e dei pianeti ruotare intorno alle stelle; e il poetico istinto dell’umanità, la sua vocazione per la simmetria, quand’anche essa non fosse che superficiale, questa vocazione, che l’anima non solo dell’Uomo ma di tutti gli esseri creati ha ricavato, fin dal principio, dal fondamento geometrico dell’irraggiamento nell’Universo, ci spinge ad immaginare un’infinita estensione di questo sistema di cicli. Chiudendo i nostri occhi tanto alla deduzione quanto all’induzione, ci ostiniamo a immaginare una rivoluzione di tutti i globi che compongono la Galassia intorno ad un gigantesco globo che riteniamo sia il perno centrale di tutto. Naturalmente immaginiamo che ogni ammasso nel grande gruppo di ammassi sia generato e costruito nello stesso modo; mentre, perché l’«analogia» non faccia difetto in alcun punto, giungiamo a concepire che questi stessi ammassi ruotino intorno a una sfera sempre più colossale; quest’ultima a sua volta, forma con gli ammassi che la circondano una delle sempre più splendide serie di agglomerazioni, e anch’essa ruota intorno a un altro globo che per loro costituisce il centro; un globo sempre più indicibilmente sublime; un globo, per meglio dire, di una sublimità infinita moltiplicata all’infinito per l’infinitamente sublime. Le condizioni, continue in modo perpetuo, del termine che alcuni definiscono «analogia» impongono all’Immaginazione di rappresentare, e alla Ragione di contemplare, se possibile senza sentire insoddisfazione per lo spettacolo. Tali, in generale, sono le serie infinite di circoli che abbiamo imparato dalla Filosofia a concepire e a spiegare, o almeno a tentare di farlo nel miglior modo possibile. Ogni tanto però un vero filosofo, uno di quelli il cui delirio prende una piega ben conosciuta, e il cui genio, per parlare con più riverenza, ha, come per le lavandaie, una tendenza molto pronunciata a sciorinare cose a dozzine, ci mette in grado di vedere precisamente quel punto ormai fuori di vista, in cui i processi di rotazione in questione arrivano, e giustamente, alla fine.
E. A. Poe Eureka

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EPILOGO

Egregi spettatori, or non siate scontenti. Forse v’aspettavate che finisse altrimenti. Una leggenda d’oro avevamo inventata, ma poi, strada facendo, in male s’è cambiata. E sgomenti vediamo a sipario caduto Che qualunque problema è rimasto insoluto. Per di più, siete in diritto di dirci: «Volete che veniamo? Dovete divertirci!» Inutile inseguire pretesti e schermi vani: siam falliti se non battete le mani! Forse che la paura ha spento l’inventiva? Si è già visto altre volte. Ma un’altra via d’uscita neanche i vostri soldi han saputo ispirarla. Deve cambiare l’uomo? O il mondo va rifatto? Ci voglion altri Dei? O nessun Dio affatto? Siamo annientati, a terra, e non solo per burla! Né v’è modo d’uscir dalla distretta se non che voi pensiate sin da stasera stessa come a un’anima buona si può dare aiuto, perché alla fine il giusto non sia sempre battuto. Presto, pensate come ciò sia attuabile! Una fine migliore ci vuole, è indispensabile! B. Brecht L’anima buona del Sezuan

CANTO DEL GALLO DEL POSITIVISMO

Storia di un errore 1. Il modo vero, attingibile dal saggio, dal pio, dal virtuoso, - egli vive in esso, lui stesso è questo mondo. (La forma più antica dell’idea, relativamente intelligente, semplice, persuasiva. Trascrizione della tesi “Io, Platone, sono , la verità”). 2. Il mondo vero, per il momento inattingibile, ma promesso al saggio, al pio, al virtuoso (“al peccatore che fa penitenza”). (Progresso dell’idea: essa diventa più sottile, più capziosa, più inafferrabile – diventa donna, si cristallizza..). 3. Il mondo vero, inattingibile, indimostrabile, impromettibile, ma già in quanto pensato una consolazione, un obbligo, un imperativo. (In fondo l’antico sole, ma attraverso nebbia e scetticismo; l’idea sublimata,pallida, nordica, königsbergica). 4. Il mondo vero – inattingibile? Comunque non raggiunto. E in quanto non raggiunto, anche sconosciuto. Di conseguenza neppure consolante, salvifico, vincolante: a che ci potrebbe vincolare qualcosa di sconosciuto?... (Grigio mattino. Pri

IL PRINCIPE

3 E per chiarire meglio questa parte dico come è grandi si debbono considerare in dua modi principalmente: o si governarono in modo, col precedente loro, che si obligano in tutto alla fortuna, o no. Quelli che si obligano e non sieno rapaci, si debbono onorare e amare; quelli che non si obligano si hanno a esaminare in dua modi: o è fanno questo per pusillaminità e difetto naturale d’animo, allora tu te ne debbi servire, massime di quelli che sono di buono consiglio perché nelle prosperità te ne onori e non hai nelle avversità a temere di loro; ma quando è non si obligano per arte e per cagione ambiziosa, è segno come e’ pensano più a sé che a te; e da quelli si debbe el principe guardare e temergli come se fussino scoperti nimici perché sempre nelle avversità aiuteranno ruinarlo. 4 Debbe pertanto, uno che diventi principe mediante el favore del populo, mantenerselo amico, il che gli fia facile non domandando lui se non di non essere oppresso. Ma uno che contro al populo diventi princi