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TEETETO


SOCR. Stare contenti al senso ovvio delle parole e delle espressioni, e non ricercarvi dentro con sottigliezza, è cosa il più delle volte tutt’altro che ignobile, ed è segno anzi di piccineria d’animo fare l’opposto: ma si danno casi in cui ciò è necessario; come appunto è necessario riprendere ora la risposta che tu hai dato, dove non è giusta. Considera bene: quale di queste due risposte è più giusta, dire che gli occhi sono la cosa «con la quale» vediamo, oppure «mediante la quale» vediamo; dire che gli orecchi sono la cosa «con la quale» udiamo, oppure «mediante la quale» udiamo?
TEET. Meglio mi par dire, o Socrate, «mediante cui» abbiamo queste singole sensazioni, anzi che «con cui».
SOCR. E di fatti strano sarebbe, o figlio, se un numero indefinito di sensi avessero lor sede in noi come dentro a cavalli di legno, ma poi non si ricongiungessero tutti insieme in un’unica idea, sia essa anima o come altrimenti si debba chiamare, «con la quale», «mediante questi sensi» a guisa di organi, noi abbiamo la sensazione di tutto ciò che è sensibile.
Platone Teeteto

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