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VISUALIZZAZIONI BLOG

FUSIONE DI ORIZZONTI


Se però non esistono tali orizzonti distaccati, perché si parla di una fusione di orizzonti e non semplicemente della costruzione di un unico orizzonte che allarga i suoi confini alla profondità della tradizione? Porre questo problema significa riconoscere la peculiarità della situazione in cui si trova il comprendere quando diviene compito scientifico, e riconoscere nello stesso tempo che si tratta appunto di enucleare finalmente le linee di questa situazione in quanto situazione ermeneutica. Ogni incontro con il dato storico, che si compia con un’esplicita coscienza storiografica, sperimenta in sé la tensione tra testo da interpretare e presente dell’interprete. Il compito dell’ermeneutica consiste nel non lasciare che questa tensione venga coperta e obliata in un malaccorto atto di livellamento dei due momenti, ma venga invece consapevolmente esplicitata. Per questo, l’atto ermeneutico implica necessariamente la delineazione di un orizzonte storiografico che si distingue dall’orizzonte del presente. La coscienza storica è consapevole della propria alterità e distingue perciò l’orizzonte del dato storico trasmesso dal proprio orizzonte. Questa alterità, però, come ci siamo sforzati di mostrare, emerge solo nel senso di una tradizione vivente; per cui la coscienza storica, mentre distingue, anche nello stesso tempo riunisce i due poli della distinzione, di modo che, nell’unità dell’orizzonte storico che definisce, essa media sé con se stessa.
H. G. Gadamer Verità e metodo

Commenti

GoalKeeper ha detto…
proprio un bel blog!!complimenti!! :)
ELENA ha detto…
grazie!
Giovenale Nino Sassi ha detto…
La Maya Desmuda

Zurigo, li …………

Al mattino passavo il tempo a leggere e a studiare. Matematica, fisica; i libri di lettere e filosofia scelti senza una guida, ……. il disegno, i pastelli… ero bravo.
La passione per il disegno non era una novità ma una dote emersa sui banchi di scuola. Ed ero bravo, di gran lunga il migliore.

A Zurigo uscivo di casa con le matite, i fogli, i pastelli e il carboncino per ritrarre i fiori, le foglie, i paesaggi, la bottega del fruttivendolo, gli alberi e i viali del Rieter Museum.
Ero in grado di rifare, a carboncino, a matita, con i pastelli i dipinti di artisti famosi e, spesso, correvo fino al Kunsthaus, il Museo, per visitare le sale, studiare la luce, le armonie .., i colori, le ombre .. nei quadri .
Ero affascinato dal mondo della fisica, dallo studio dell’infinitamente piccolo cioè alla teoria quantistica, la base ultima sulla quale si regge l’intero universo microscopico delle particelle e, indirettamente, a tutto quanto noi possiamo vedere, udire, toccare. In tutto questo ritrovavo facilmente Dio.
Studiare per comprendere l’armonia della natura e il mistero della vita.
Studiare e comprendere le leggi che regolano l’universo minimo significava, pensavo, comprendere l’universo stesso di cui siamo un’infinitesima parte. Andare oltre la dimensione osservabile e indagare. Giorno dopo giorno elaboravo il mio futuro quello che volevo fare, che avrei fatto.

Uscivo con i colori per riprendere la natura, il lago …i volti, le cose
Tra le opere più belle la riproduzione a carboncino di due bambini addormentati su un sofà,…Un quadro dolce… non ricordo l’autore, dovrei controllare… forse si trattava di Albert Anker. Nella mia libreria conservo “Auf der sammlung “ … ( traduco sulla o intorno alla raccolta ) un libro con le opere degli artisti presenti nel Kunsthaus , il principale museo cittadino.

Erano bellissimi quei due bambini e la riproduzione era tale e quale all’originale.
A casa conservavo un rivista d’arte con la Maya Denuda… era bella ed io molto giovane. Uno che sentiva la poesia di quel corpo, i colori, le sfumature che lo rendevano inimitabile.
Decisi di riprodurlo e andò bene,

Amavo dipingere e poi donare i lavori ai miei amici… era un modo per comunicare e condividere le mie emozioni, la mia ricerca.

Donai i “bambini” a Mar…… , la ragazza con cui uscivo. Il quadro dava l’idea della serenità e dell’innocenza … il futuro che sembrava davanti a noi … e venne accolto come una promessa.

Restava la Maya… c’era una ragazza bellissima, dai lunghi capelli neri, giovane e bella, la più bella dell’ambiente … il desiderio di molti ma nessuno riusciva a conquistarla.
Donai la Maya a Orn……… resto perplessa “ perché la Maya ?”, mi disse. Non potei rispondere … non avevo risposte da dare ma percorsi da esplorare … insieme.

Partii per Roma, avevo deciso di rientrare in Italia per completare gli studi e poi rientrare a Zurigo.
E lei mi raggiunse a Roma: un giorno arrivo una lettera e poi una seconda….

La Maya, la più bella dell’ambiente era venuta a Roma …per me ?

Qui c’è confusione per la notte bianca… direi un gran casino di rumori che sale dalla strada. Lascio qui… grazie per avermi ascoltato.

Nb

Non trarre facili conclusioni. La realtà è sempre più complessa.
Ho solo cercato di spiegare il motivo che mi lega fortemente alla Maya. Purtroppo non ho il tuo indirizzo mail… per raccontare
….Questo che sto facendo, scrivere di me, è un azzardo

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