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NEL SOGNO



Circa l’interpretazione dei sogni mi bastano poche parole. Essa mi si presentò come primo frutto dell’innovazione tecnica che avevo adottato dopo essermi risolto, sulle tracce di un oscuro presentimento, a sostituire l’ipnosi con le associazioni libere. La mia brama di sapere non era volta fin dall’inizio all’intelligenza dei sogni. Non conosco influssi che abbiano guidato il mio interesse o che mi abbiano fornito una soccorrevole aspettativa. Prima che i miei rapporti con Breuer si interrompessero non ebbi praticamente il tempo di informarlo, sia pure con una frase soltanto, di essere ormai in grado di tradurre i sogni. Come conseguenza di questo modo in cui avvenne la scoperta il simbolismo del linguaggio onirico fu più o meno l’ultimo aspetto che del sogno mi divenne accessibile, dal momento che le associazioni del sognatore poco contribuiscono alla conoscenza dei simboli. Poiché avevo conservato l’abitudine di studiare le cose prima di consultare i libri, potei impadronirmi del simbolismo del sogno prima che mi capitasse sottocchio la pubblicazione di Scherner. Soltanto più tardi ho apprezzato in tutta la sua portata questo mezzo di espressione del sogno, grazie anche all’influsso dei lavori di Wilhelm Stekel, autore che ha esordito in modo altamente meritorio, ma che in seguito è andato completamente fuori strada. La stretta connessione fra l’interpretazione psicoanalitica dei sogni e l’antica arte, un tempo tenuta in gran pregio, d’interpretare i sogni mi si palesò soltanto molti anni dopo. Ritrovai la parte più peculiare e significativa della mia teoria del sogno, quella che riconduce la deformazione onirica a un conflitto interno, a una sorta di insincerità interiore, in un autore al quale era sì rimasta estranea la medicina ma non la filosofia, il famoso ingegnere J: Popper, che sotto il nome di Lynkeus aveva pubblicato nel 1899 le Phantasien eines Realisten.
S. Freud Per la storia del movimento psicoanalitico.

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