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LA VOCAZIONE DELL'UOMO E' LA CONDIZIONE UMANA


Nell’ordine naturale, poiché gli uomini sono tutti eguali, la loro vocazione comune è la condizione umana; e chiunque sia stato ben preparato a tale condizione, non può non assolvere egregiamente i compiti che ne derivano. Che il mio alunno sia destinato alle armi, alla Chiesa o alla toga, poco m’importa. Prima che i genitori scelgano per lui una professione, la natura lo chiama alla vita umana. Ed io intendo insegnargli l’arte di vivere. Uscendo dalle mie mani, lo ammetto, egli non sarà magistrato, né soldato, né sacerdote; sarà innanzitutto uomo: a tutti i doveri propri di un uomo sarà in grado di far fronte al pari di qualsiasi altro e, per quanto la fortuna possa fargli mutar condizione, egli si sentirà sempre al suo posto.
Occupavi te, Fortuna, atque cepi; omnesque aditus tuos interclusi, ut ad me adspirare non posses.
Il vero oggetto del nostro studio è la condizione umana. Il meglio educato tra noi è, a parer mio, colui che meglio sa sopportare i beni e i mali di questa vita; ne consegue che la vera educazione non è fatta di precetti, ma di esercizi. Noi cominciamo a istruirci nell’atto stesso in cui cominciamo a vivere; la nostra educazione ha inizio con la nascita e il nostro primo precettore è la nutrice. Si spiega così come la parola educazione avesse per gli antichi un significato che per noi non ha più: allevamento. Educit obstetrix, dice Varrone, educat nutrix, instituit pedagogus, docet magister. Così tra queste tre attività dell’allevare, dell’educare e dell’istruire vi è tanta diversità quanta ne intercorre tra nutrice, precettore e maestro. Ma tali distinzioni vengono fraintese e il bambino, per essere ben diretto, deve affidarsi ad una sola guida.
Jean-Jacques Rousseau Emilio

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