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CIO' CHE DICE L'ESSERE


Diversi sono i sogni – oneiroi – la cui natura e funzione Artemidoro individua facilmente nelle tre “etimologie” che egli stesso avanza. L’oneiros, è ciò che to on eirei, “ciò che dice l’essere”; e dice ciò che è già iscritto nello svolgersi del tempo, e si produrrà come evento in un avvenire più o meno ravvicinato. Ed è anche ciò che agisce sull’anima e lo sollecita – oreinei; il sogno modifica l’anima, la foggia, la plasma; le dà una determinata disposizione e provoca in essa moti che corrispondono a quanto le viene mostrato. Si riconosce inoltre nella parola oneiros il nome del mendicante di Itaca, Iro, che “andava ad annunciare messaggi quando lo mandavano”. Enupnion e oneiros si contrappongono dunque etimologicamente; il primo parla dell’individuo, il secondo degli eventi esterni; uno deriva da determinati stati fisici o psichici, l’altro fa segno all’anima e al tempo stesso la condiziona. Da un lato, le visioni oniriche del desiderio traducono la realtà dell’anima in quel preciso momento; dall’altro, i sogni dell’essere esprimono l’evento a venire nell’ordine del mondo.
Michel Foucault La cura di sé

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I SIMBOLI SESSUALI NEI SOGNI INDIVIDUATI DA FREUD

Benché lo studio dei simboli del sogno non sia affatto completo, siamo in grado di esporre con certezza delle affermazioni generali e delle informazioni particolari sull'argomento. Ci sono simboli che hanno un significato unico quasi universalmente: così l'imperatore o l'imperatrice (il re o la regina), rappresentano i genitori, le stanze rappresentano le donne e le loro entrate e uscite gli orifizi del corpo. La maggior parte dei simboli del sogno serve a rappresentare persone, parti del corpo e attività di interesse erotico; in particolare i genitali sono rappresentati da numerosi simboli spesso sorprendenti, e la più grande varietà di oggetti serve ad indicarli simbolicamente. Armi appuntite, oggetti lunghi e rigidi, come tronchi e bastoni, rappresentano l'organo genitale maschile; mentre armadi, scatole, carrozze e forni rappresentano l'utero. In tali casi il tertium comparationis, l'elemento comune in queste sostituzioni, è immediatamente comprensibile, ma…

EPILOGO

Egregi spettatori, or non siate scontenti.
Forse v’aspettavate che finisse altrimenti.
Una leggenda d’oro avevamo inventata,
ma poi, strada facendo, in male s’è cambiata.
E sgomenti vediamo a sipario caduto
Che qualunque problema è rimasto insoluto.
Per di più, siete in diritto di dirci:
«Volete che veniamo? Dovete divertirci!»
Inutile inseguire pretesti e schermi vani:
siam falliti se non battete le mani!
Forse che la paura ha spento l’inventiva?
Si è già visto altre volte. Ma un’altra via d’uscita neanche i vostri soldi han saputo ispirarla.
Deve cambiare l’uomo? O il mondo va rifatto?
Ci voglion altri Dei? O nessun Dio affatto?
Siamo annientati, a terra, e non solo per burla!
Né v’è modo d’uscir dalla distretta
se non che voi pensiate sin da stasera stessa
come a un’anima buona si può dare aiuto,
perché alla fine il giusto non sia sempre battuto.
Presto, pensate come ciò sia attuabile!
Una fine migliore ci vuole, è indispensabile!
B. Brecht L’anima buona del Sezuam

Gadamer: l'ermeneutica