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VICO



Per i latini verum e factum sono reciproci, ovvero, come si dice comunemente nelle scuole, si convertono; inoltre, per i latini intelligere è la stessa cosa che leggere perfettamente e conoscere chiaramente. Con la voce cogitare, poi, intendevano ciò che noi intendiamo con pensare e andar raccogliendo. Inoltre, con il termine ratio i latini significavano sia la raccolta degli elementi dell'aritmetica sia quela dote propria dell'uomo per la quale si differenzia dagli animali ed è a loro superiore: erano soliti definire l'uomo come animale partecipe della ragione, non pieno possessore di essa. Ad ogni modo, ritenevano che come le parole sono simboli e segni delle idee, così le idee sono simboli e segni delle cose. Perciò, come leggere è proprio di colui che raccoglie gli elementi della scrittura con i quali vengono composte le parole, così intelligere consiste nel raccogliere tutti gli elementi della cosa, con i quali se ne possa esprimere un'idea perfettissima.


Vico De antiquissima Italorum sapientia

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I SIMBOLI SESSUALI NEI SOGNI INDIVIDUATI DA FREUD

Benché lo studio dei simboli del sogno non sia affatto completo, siamo in grado di esporre con certezza delle affermazioni generali e delle informazioni particolari sull'argomento. Ci sono simboli che hanno un significato unico quasi universalmente: così l'imperatore o l'imperatrice (il re o la regina), rappresentano i genitori, le stanze rappresentano le donne e le loro entrate e uscite gli orifizi del corpo. La maggior parte dei simboli del sogno serve a rappresentare persone, parti del corpo e attività di interesse erotico; in particolare i genitali sono rappresentati da numerosi simboli spesso sorprendenti, e la più grande varietà di oggetti serve ad indicarli simbolicamente. Armi appuntite, oggetti lunghi e rigidi, come tronchi e bastoni, rappresentano l'organo genitale maschile; mentre armadi, scatole, carrozze e forni rappresentano l'utero. In tali casi il tertium comparationis, l'elemento comune in queste sostituzioni, è immediatamente comprensibile, ma…

EPILOGO

Egregi spettatori, or non siate scontenti.
Forse v’aspettavate che finisse altrimenti.
Una leggenda d’oro avevamo inventata,
ma poi, strada facendo, in male s’è cambiata.
E sgomenti vediamo a sipario caduto
Che qualunque problema è rimasto insoluto.
Per di più, siete in diritto di dirci:
«Volete che veniamo? Dovete divertirci!»
Inutile inseguire pretesti e schermi vani:
siam falliti se non battete le mani!
Forse che la paura ha spento l’inventiva?
Si è già visto altre volte. Ma un’altra via d’uscita neanche i vostri soldi han saputo ispirarla.
Deve cambiare l’uomo? O il mondo va rifatto?
Ci voglion altri Dei? O nessun Dio affatto?
Siamo annientati, a terra, e non solo per burla!
Né v’è modo d’uscir dalla distretta
se non che voi pensiate sin da stasera stessa
come a un’anima buona si può dare aiuto,
perché alla fine il giusto non sia sempre battuto.
Presto, pensate come ciò sia attuabile!
Una fine migliore ci vuole, è indispensabile!
B. Brecht L’anima buona del Sezuam

Gadamer: l'ermeneutica