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SAGGIO SULL'INTELLIGENZA UMANA



Se le massime speculative, di cui abbiamo parlato nel Capitolo precedente, non sono accolte da tutti, con un assenso effettivo, come abbiamo or ora provato, è molto più evidente per quanto riguarda i principî pratici che essi sono ben lontani dal ricevere un consenso universale. E credo che sarebbe assai difficile citare una norma morale di natura tale da essere accolta con un consenso così generale e così pronto come la massima «ciò che è è», o che possa passare per una verità altrettanto manifesta quanto questo principio: «È impossibile che la stessa cosa sia e non sia».
Dal che appare chiaramente che il privilegio di essere innati conviene assai meno ai principî della pratica che non a quelli della speculazione; e che si ha maggior diritto di dubitare che quelli siano naturalmente impressi nella mente, di quanto non si dubiti di questi. Non è che questo dubbio contribuisca in alcun modo a mettere in questione la verità di questi principî. Essi sono egualmente veri, anche se non siano egualmente evidenti. Le massime speculative or ora citate sono evidenti di per se stesse; ma per quanto riguarda i principî della morale, sarà solo con dei ragionamenti, con dei discorsi, e con qualche fatica della nostra mente, che ci potremo assicurare della loro verità. Essi non appaiono affatto come dei caratteri impressi naturalmente nella mente: poiché, se vi fossero effettivamente impressi in tal modo, essi dovrebbero necessariamente rendersi visibili da soli, e ogni uomo dovrebbe poterli riconoscere con certezza mediante i suoi propri lumi. Ma tutto questo non viene in alcun senso a menomare la loro verità e certezza, come non si diminuisce in nulla la verità e la certezza di questa proposizione, che i tre angoli di un triangolo sono eguali a due retti, quando si dice che essa non è così evidente come quest’altra proposizione: «Il tutto è più grande della sua parte», e che essa non è altrettanto adatta ad essere accolta non appena la si senta enunciare per la prima volta. Basta che queste regole morali siano suscettibili di venir dimostrate: per cui sarà colpa nostra se non verremo ad assicurarci con certezza della loro verità. Ma dal fatto che molte persone ignorino assolutamente queste regole, e altre le accolgano con lentezza, appare chiaro che esse non sono per niente affatto innate, e che esse sono ben lontane dal presentarsi di per se stesse all’intelligenza di tali persone, ove queste non si diano la pena di ricercarle.
Locke Saggio sull’intelligenza umana

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EPILOGO

Egregi spettatori, or non siate scontenti.
Forse v’aspettavate che finisse altrimenti.
Una leggenda d’oro avevamo inventata,
ma poi, strada facendo, in male s’è cambiata.
E sgomenti vediamo a sipario caduto
Che qualunque problema è rimasto insoluto.
Per di più, siete in diritto di dirci:
«Volete che veniamo? Dovete divertirci!»
Inutile inseguire pretesti e schermi vani:
siam falliti se non battete le mani!
Forse che la paura ha spento l’inventiva?
Si è già visto altre volte. Ma un’altra via d’uscita neanche i vostri soldi han saputo ispirarla.
Deve cambiare l’uomo? O il mondo va rifatto?
Ci voglion altri Dei? O nessun Dio affatto?
Siamo annientati, a terra, e non solo per burla!
Né v’è modo d’uscir dalla distretta
se non che voi pensiate sin da stasera stessa
come a un’anima buona si può dare aiuto,
perché alla fine il giusto non sia sempre battuto.
Presto, pensate come ciò sia attuabile!
Una fine migliore ci vuole, è indispensabile!
B. Brecht L’anima buona del Sezuam

CANTO DEL GALLO DEL POSITIVISMO

Storia di un errore
1. Il modo vero, attingibile dal saggio, dal pio, dal virtuoso, - egli vive in esso, lui stesso è questo mondo.
(La forma più antica dell’idea, relativamente intelligente, semplice, persuasiva. Trascrizione della tesi “Io, Platone, sono , la verità”).
2. Il mondo vero, per il momento inattingibile, ma promesso al saggio, al pio, al virtuoso (“al peccatore che fa penitenza”).
(Progresso dell’idea: essa diventa più sottile, più capziosa, più inafferrabile – diventa donna, si cristallizza..).
3. Il mondo vero, inattingibile, indimostrabile, impromettibile, ma già in quanto pensato una consolazione, un obbligo, un imperativo.
(In fondo l’antico sole, ma attraverso nebbia e scetticismo; l’idea sublimata,pallida, nordica, königsbergica).
4. Il mondo vero – inattingibile? Comunque non raggiunto. E in quanto non raggiunto, anche sconosciuto. Di conseguenza neppure consolante, salvifico, vincolante: a che ci potrebbe vincolare qualcosa di sconosciuto?...
(Grigio mattino. Primo sbad…

CIAO CUGINO!

anche se, non lo so'
non vorrei, ma pero'
no, non credo proprio che sia cosi
'sarebbe comodo si'
ma io non sono come te
anche se, dove andro'
non sarei, o non saro'
no, questo e' un amore grande si
'vuoi che ti dica cosi'
ma io non sono come te
ciao,
sai cosa ti dico ciao
io posso stare senza te
senza piu' tanti se'
senza tanti ma perche'
senza un amore cosi'
io posso stare si...
ciao,
sai cosa vuol dire ciao
vuol dire un altra come te
e mai piu' tanti se
e mai piu' nessun perche'
ci si illude ancora sioh,
questo e' un amore grande si
vuoi che ti dica cosi'
ma io non sono come te
ciao,
in fondo basta dire che gia'
io sto' meglio senza te
senza piu' tanti se'
senza tanti ma perche'
senza un amore cosi'
io posso fare si...ciao,
sai cosa vuol dire ciao
vuol dire un'altra come te
e mai piu' tanti se'
e mai piu' nessun perche'
senza un amore cosi' io posso stare si...
ci…