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VOLTAIRE E LE CONFRATERNITE


Se i penitenti bianchi furono la causa del supplizio di un innocente, della rovina totale di una famiglia, della sua dispersione e dell’obbrobrio che dovrebbe colpire solo l’ingiustizia, ma che colpisce invece chi viene comunque condannato; se la loro fretta nell’esaltare come un santo colui che, secondo i nostri barbari costumi, avrebbe dovuto essere trascinato su un graticcio, ha fatto morire sulla ruota un padre virtuoso, questa sciagura deve renderli veramente penitenti per il resto della loro vita.
Essi e i giudici devono piangere, ma non con un lungo abito bianco e un cappuccio per nascondere le loro lacrime. Noi rispettiamo tutte le confraternite: sono edificanti. Ma quale bene possono fare allo Stato tanto grande da eguagliare il male orribile che hanno causato?
Esse sembrano fondate sullo zelo che animano in Linguadoca i cattolici contro coloro che noi chiamiamo ugonotti. Si direbbe che si sia fatto voto di odiare i propri fratelli, dal momento che siamo abbastanza religiosi per odiare e perseguitare, e lo siamo troppo poco per amare e soccorrere. E cosa accadrebbe se queste confraternite fossero governate da fanatici, come un tempo certe congregazioni di artigiani e consiglieri del Parlamento, presso i quali diventava un’arte e un sistema avere delle visioni, come dice uno dei nostri più eloquenti e saggi magistrati? Cosa accadrebbe se si introducessero nelle confraternite quelle camere buie, chiamate “camere di meditazione”, in cui si facevano dipingere diavoli armati di corna e di artigli, abissi di fiamme, croci e pugnali, con il santo nome di Gesù sopra il dipinto? Che spettacolo per occhi già abbagliati e per immaginazioni tanto esaltate quanto sottomesse ai loro direttori spirituali!
C’è stato un tempo – lo sappiamo fin troppo bene – in cui alcune confraternite furono pericolose. I fraticelli, i flagellanti provocarono torbidi. La lega trasse origini da tali associazioni. Perché distinguersi così dagli altri cittadini? Ci si crede più perfetti? Sarebbe davvero un bello spettacolo l’Europa con il cappuccio e due piccoli buchi rotondi davanti agli occhi! Si pensa davvero in buona fede che Dio preferisca questo travestimento ad un vestito comune?
F.M.A. Voltaire Trattato sulla Tolleranza

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EPILOGO

Egregi spettatori, or non siate scontenti.
Forse v’aspettavate che finisse altrimenti.
Una leggenda d’oro avevamo inventata,
ma poi, strada facendo, in male s’è cambiata.
E sgomenti vediamo a sipario caduto
Che qualunque problema è rimasto insoluto.
Per di più, siete in diritto di dirci:
«Volete che veniamo? Dovete divertirci!»
Inutile inseguire pretesti e schermi vani:
siam falliti se non battete le mani!
Forse che la paura ha spento l’inventiva?
Si è già visto altre volte. Ma un’altra via d’uscita neanche i vostri soldi han saputo ispirarla.
Deve cambiare l’uomo? O il mondo va rifatto?
Ci voglion altri Dei? O nessun Dio affatto?
Siamo annientati, a terra, e non solo per burla!
Né v’è modo d’uscir dalla distretta
se non che voi pensiate sin da stasera stessa
come a un’anima buona si può dare aiuto,
perché alla fine il giusto non sia sempre battuto.
Presto, pensate come ciò sia attuabile!
Una fine migliore ci vuole, è indispensabile!
B. Brecht L’anima buona del Sezuam

CANTO DEL GALLO DEL POSITIVISMO

Storia di un errore
1. Il modo vero, attingibile dal saggio, dal pio, dal virtuoso, - egli vive in esso, lui stesso è questo mondo.
(La forma più antica dell’idea, relativamente intelligente, semplice, persuasiva. Trascrizione della tesi “Io, Platone, sono , la verità”).
2. Il mondo vero, per il momento inattingibile, ma promesso al saggio, al pio, al virtuoso (“al peccatore che fa penitenza”).
(Progresso dell’idea: essa diventa più sottile, più capziosa, più inafferrabile – diventa donna, si cristallizza..).
3. Il mondo vero, inattingibile, indimostrabile, impromettibile, ma già in quanto pensato una consolazione, un obbligo, un imperativo.
(In fondo l’antico sole, ma attraverso nebbia e scetticismo; l’idea sublimata,pallida, nordica, königsbergica).
4. Il mondo vero – inattingibile? Comunque non raggiunto. E in quanto non raggiunto, anche sconosciuto. Di conseguenza neppure consolante, salvifico, vincolante: a che ci potrebbe vincolare qualcosa di sconosciuto?...
(Grigio mattino. Primo sbad…

CIAO CUGINO!

anche se, non lo so'
non vorrei, ma pero'
no, non credo proprio che sia cosi
'sarebbe comodo si'
ma io non sono come te
anche se, dove andro'
non sarei, o non saro'
no, questo e' un amore grande si
'vuoi che ti dica cosi'
ma io non sono come te
ciao,
sai cosa ti dico ciao
io posso stare senza te
senza piu' tanti se'
senza tanti ma perche'
senza un amore cosi'
io posso stare si...
ciao,
sai cosa vuol dire ciao
vuol dire un altra come te
e mai piu' tanti se
e mai piu' nessun perche'
ci si illude ancora sioh,
questo e' un amore grande si
vuoi che ti dica cosi'
ma io non sono come te
ciao,
in fondo basta dire che gia'
io sto' meglio senza te
senza piu' tanti se'
senza tanti ma perche'
senza un amore cosi'
io posso fare si...ciao,
sai cosa vuol dire ciao
vuol dire un'altra come te
e mai piu' tanti se'
e mai piu' nessun perche'
senza un amore cosi' io posso stare si...
ci…