Passa ai contenuti principali

VISUALIZZAZIONI BLOG

OGGETTI



Mi sono già riferita alla tendenza dell’Io infantile a dividere impulsi ed oggetti, e considero questa come un’altra delle attività primarie dell’Io. Questa tendenza a dividere risulta in parte dal fatto che l’Io primitivo manca in gran misura di coerenza. Ma, anche riferendomi ai miei propri concetti, è l’ansia persecutoria che rinforza la necessità di mantenere l’oggetto amato separato da quello pericoloso e quindi di dividere l’amore dall’odio. Infatti l’autoconservazione del bambino nella primissima infanzia dipende dalla sua fiducia in una buona madre. Separando i due aspetti e afferrandosi al buono il bambino conserva la sua fede in un oggetto buono e la sua capacità di amarlo; ed è questa una condizione essenziale per mantenersi in vita poiché, senza perlomeno una parte di tali sentimenti, il bambino resterebbe esposto ad un mondo completamente ostile dal quale avrebbe timore di essere distrutto. Questo mondo ostile verrebbe inoltre a costruirsi dentro di lui. Sappiamo che ci sono dei neonati carenti di vitalità e che non possiamo mantenere in vita probabilmente perché non sono stati capaci di sviluppare il loro rapporto di fiducia con una madre buona. In contrasto ci sono altri neonati che attraversano grandi difficoltà ma conservano sufficiente vitalità per utilizzare l’aiuto e il nutrimento offerto loro dalla madre. Conosco il caso di un bambino che sopportò un parto prolungato e difficile risultandone danneggiato, ma quando fu attaccato al seno lo prese avidamente. Lo stesso è successo con bambini che furono sottoposti a gravi operazioni poco dopo la nascita. Altri bambini in analoghe circostanze non riescono a sopravvivere perché provano difficoltà nell’accettare nutrimento e amore, il che vuol dire che non sono riusciti a stabilire un rapporto di fiducia e di amore verso la madre.
M. Klein Il nostro mondo adulto ed altri saggi




Posta un commento

Post popolari in questo blog

REGGIA DI VENARIA REALE

Museo D'Orsay

Visita al museo

Paolo Cognetti: Le otto montagne