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OGGETTI



Mi sono già riferita alla tendenza dell’Io infantile a dividere impulsi ed oggetti, e considero questa come un’altra delle attività primarie dell’Io. Questa tendenza a dividere risulta in parte dal fatto che l’Io primitivo manca in gran misura di coerenza. Ma, anche riferendomi ai miei propri concetti, è l’ansia persecutoria che rinforza la necessità di mantenere l’oggetto amato separato da quello pericoloso e quindi di dividere l’amore dall’odio. Infatti l’autoconservazione del bambino nella primissima infanzia dipende dalla sua fiducia in una buona madre. Separando i due aspetti e afferrandosi al buono il bambino conserva la sua fede in un oggetto buono e la sua capacità di amarlo; ed è questa una condizione essenziale per mantenersi in vita poiché, senza perlomeno una parte di tali sentimenti, il bambino resterebbe esposto ad un mondo completamente ostile dal quale avrebbe timore di essere distrutto. Questo mondo ostile verrebbe inoltre a costruirsi dentro di lui. Sappiamo che ci sono dei neonati carenti di vitalità e che non possiamo mantenere in vita probabilmente perché non sono stati capaci di sviluppare il loro rapporto di fiducia con una madre buona. In contrasto ci sono altri neonati che attraversano grandi difficoltà ma conservano sufficiente vitalità per utilizzare l’aiuto e il nutrimento offerto loro dalla madre. Conosco il caso di un bambino che sopportò un parto prolungato e difficile risultandone danneggiato, ma quando fu attaccato al seno lo prese avidamente. Lo stesso è successo con bambini che furono sottoposti a gravi operazioni poco dopo la nascita. Altri bambini in analoghe circostanze non riescono a sopravvivere perché provano difficoltà nell’accettare nutrimento e amore, il che vuol dire che non sono riusciti a stabilire un rapporto di fiducia e di amore verso la madre.
M. Klein Il nostro mondo adulto ed altri saggi




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EPILOGO

Egregi spettatori, or non siate scontenti.
Forse v’aspettavate che finisse altrimenti.
Una leggenda d’oro avevamo inventata,
ma poi, strada facendo, in male s’è cambiata.
E sgomenti vediamo a sipario caduto
Che qualunque problema è rimasto insoluto.
Per di più, siete in diritto di dirci:
«Volete che veniamo? Dovete divertirci!»
Inutile inseguire pretesti e schermi vani:
siam falliti se non battete le mani!
Forse che la paura ha spento l’inventiva?
Si è già visto altre volte. Ma un’altra via d’uscita neanche i vostri soldi han saputo ispirarla.
Deve cambiare l’uomo? O il mondo va rifatto?
Ci voglion altri Dei? O nessun Dio affatto?
Siamo annientati, a terra, e non solo per burla!
Né v’è modo d’uscir dalla distretta
se non che voi pensiate sin da stasera stessa
come a un’anima buona si può dare aiuto,
perché alla fine il giusto non sia sempre battuto.
Presto, pensate come ciò sia attuabile!
Una fine migliore ci vuole, è indispensabile!
B. Brecht L’anima buona del Sezuan

CANTO DEL GALLO DEL POSITIVISMO

Storia di un errore
1. Il modo vero, attingibile dal saggio, dal pio, dal virtuoso, - egli vive in esso, lui stesso è questo mondo.
(La forma più antica dell’idea, relativamente intelligente, semplice, persuasiva. Trascrizione della tesi “Io, Platone, sono , la verità”).
2. Il mondo vero, per il momento inattingibile, ma promesso al saggio, al pio, al virtuoso (“al peccatore che fa penitenza”).
(Progresso dell’idea: essa diventa più sottile, più capziosa, più inafferrabile – diventa donna, si cristallizza..).
3. Il mondo vero, inattingibile, indimostrabile, impromettibile, ma già in quanto pensato una consolazione, un obbligo, un imperativo.
(In fondo l’antico sole, ma attraverso nebbia e scetticismo; l’idea sublimata,pallida, nordica, königsbergica).
4. Il mondo vero – inattingibile? Comunque non raggiunto. E in quanto non raggiunto, anche sconosciuto. Di conseguenza neppure consolante, salvifico, vincolante: a che ci potrebbe vincolare qualcosa di sconosciuto?...
(Grigio mattino. Primo sbad…

UNIVERSO CONCENTRAZIONARIO

Da tale premessa si ricava il carattere principale dell’universo concentrazionario, il quale non è una istituzione penale, creata per la punizione e repressione di delitti e crimini, ma piuttosto una struttura politica di sradicamento del tessuto sociale mediante lo strappo e la cancellazione dalla società di interi settori e gruppi.
A ciò si perviene, in primo luogo, attraverso la deportazione in massa e l’internamento di intere minoranze etniche e, inoltre, mediante l’internamento di categorie produttive (ad esempio, i coltivatori in proprio) e professionali (ad esempio, ingegneri, avvocati, militari, medici). In secondo luogo, uno stato complessivo di sradicamento sociale deriva dal trattamento riservato nei campi ai prigionieri. È chiaro che le esecuzioni in massa – nelle camere a gas o per fucilazione o colpo alla nuca o nei forni crematori – cancellano di per sé centinaia di migliaia di persone, e che altre masse umane periscono nei campi per stenti, maltrattamenti, torture. Ma p…