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DIFFÉRANCE


La différance è ciò che fa sì che il movimento della significazione sia possibile solo a condizione che ciascun elemento cosiddetto «presente», che appare sulla scena della presenza, si rapporti a qualcosa di altro da sé, conservando in sé il marchio dell’elemento passato e lasciandosi già solcare dal marchio del suo rapporto all’elemento futuro, dato che la traccia si rapporta a ciò che chiamiamo il futuro non meno che a ciò che chiamiamo il passato, e dato che essa costituisce ciò che chiamiamo il presente proprio grazie a questo rapporto con ciò che non è tale: assolutamente non è tale, non è ciò nemmeno un passato o un futuro intesi come presenti modificati. Perché il presente sia se stesso, bisogna che un intervallo lo separi da ciò che non è tale, ma questo intervallo che lo costituisce come presente deve anche, al tempo stesso, dividere il presente in se stesso, spartendo così, insieme al presente, tutto ciò che si può pensare a partire da esso, cioè ogni ente, nella nostra lingua metafisica, in particolare la sostanza o il soggetto. Dato che questo intervallo si costituisce, si divide dinamicamente, esso è ciò che si può chiamare spaziamento, divenir-spazio del tempo o divenir-tempo dello spazio (temporeggiamento). Ed è questa costituzione del presente, come sintesi «originaria» e irriducibilmente non semplice, dunque, stricto sensu, non-originaria, di marchi, di tracce di ritenzioni e protezioni (per riprodurre qui, per analogia e provvisoriamente, un linguaggio fenomenologico e trascendentale che si rivelerà fra poco inadeguato). Che io propongo di chiamare arci-scrittura, arci-traccia o différance. Questa (è) (nello stesso tempo) spaziamento (e) temporeggiamento.
Jacques Derrida Margini

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EPILOGO

Egregi spettatori, or non siate scontenti.
Forse v’aspettavate che finisse altrimenti.
Una leggenda d’oro avevamo inventata,
ma poi, strada facendo, in male s’è cambiata.
E sgomenti vediamo a sipario caduto
Che qualunque problema è rimasto insoluto.
Per di più, siete in diritto di dirci:
«Volete che veniamo? Dovete divertirci!»
Inutile inseguire pretesti e schermi vani:
siam falliti se non battete le mani!
Forse che la paura ha spento l’inventiva?
Si è già visto altre volte. Ma un’altra via d’uscita neanche i vostri soldi han saputo ispirarla.
Deve cambiare l’uomo? O il mondo va rifatto?
Ci voglion altri Dei? O nessun Dio affatto?
Siamo annientati, a terra, e non solo per burla!
Né v’è modo d’uscir dalla distretta
se non che voi pensiate sin da stasera stessa
come a un’anima buona si può dare aiuto,
perché alla fine il giusto non sia sempre battuto.
Presto, pensate come ciò sia attuabile!
Una fine migliore ci vuole, è indispensabile!
B. Brecht L’anima buona del Sezuam

CANTO DEL GALLO DEL POSITIVISMO

Storia di un errore
1. Il modo vero, attingibile dal saggio, dal pio, dal virtuoso, - egli vive in esso, lui stesso è questo mondo.
(La forma più antica dell’idea, relativamente intelligente, semplice, persuasiva. Trascrizione della tesi “Io, Platone, sono , la verità”).
2. Il mondo vero, per il momento inattingibile, ma promesso al saggio, al pio, al virtuoso (“al peccatore che fa penitenza”).
(Progresso dell’idea: essa diventa più sottile, più capziosa, più inafferrabile – diventa donna, si cristallizza..).
3. Il mondo vero, inattingibile, indimostrabile, impromettibile, ma già in quanto pensato una consolazione, un obbligo, un imperativo.
(In fondo l’antico sole, ma attraverso nebbia e scetticismo; l’idea sublimata,pallida, nordica, königsbergica).
4. Il mondo vero – inattingibile? Comunque non raggiunto. E in quanto non raggiunto, anche sconosciuto. Di conseguenza neppure consolante, salvifico, vincolante: a che ci potrebbe vincolare qualcosa di sconosciuto?...
(Grigio mattino. Primo sbad…

CIAO CUGINO!

anche se, non lo so'
non vorrei, ma pero'
no, non credo proprio che sia cosi
'sarebbe comodo si'
ma io non sono come te
anche se, dove andro'
non sarei, o non saro'
no, questo e' un amore grande si
'vuoi che ti dica cosi'
ma io non sono come te
ciao,
sai cosa ti dico ciao
io posso stare senza te
senza piu' tanti se'
senza tanti ma perche'
senza un amore cosi'
io posso stare si...
ciao,
sai cosa vuol dire ciao
vuol dire un altra come te
e mai piu' tanti se
e mai piu' nessun perche'
ci si illude ancora sioh,
questo e' un amore grande si
vuoi che ti dica cosi'
ma io non sono come te
ciao,
in fondo basta dire che gia'
io sto' meglio senza te
senza piu' tanti se'
senza tanti ma perche'
senza un amore cosi'
io posso fare si...ciao,
sai cosa vuol dire ciao
vuol dire un'altra come te
e mai piu' tanti se'
e mai piu' nessun perche'
senza un amore cosi' io posso stare si...
ci…