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XXII. DALLA FOLLIA, LE GUERRE


Follia: « Perché si manifestino le grandi imprese eroiche della storia è necessario che ci sia la mia spinta; nessuna scienza, nessun’arte eccellente è mai stata scoperta se non per merito mio. Non è la guerra origine e banco di prova delle imprese più celebrate? Ebbene, cosa c’è di più assurdo? Per un motivo qualsiasi, spesso un’inezia, le parti avverse scendono in campo sapendo in partenza che le perdite saranno comunque superiori ai vantaggi che potranno trarne. Chi ci lascia la pelle, poi, ha ben poco di cui andar fiero! Ma quando i due eserciti sono belli e schierati l’uno di fronte all’altro e il suono dei corni sprona i soldati all’attacco c’è forse bisogno di uomini saggi, sfiniti dal troppo studio, anemici ed esangui, che faticano a respirare? Servono giovani nelle cui vene scorra sangue pieno e forte, tanto più audaci quanto più irragionevoli. A meno che non si voglia fare come Demostene, che, trovatosi di fronte al nemico, non esitò a seguire il consiglio di Archiloco e gettò via lo scudo per fuggire a gambe levate. Sul campo si dimostrò vigliacco quanto era invece valente come oratore. Si dice che in guerra molto dipenda dalla strategia. Sì, ma del generale. E non si tratta comunque di strategia filosofica, ma militare. Alla quale devono prender parte mercenari, lenoni, ladri, criminali, contadini idioti,banchieri in rovina, insomma, l’intera feccia dell’umanità, non i filosofi con i loro volti sbiaditi al lume di candela. »
Erasmo Elogio della Follia

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EPILOGO

Egregi spettatori, or non siate scontenti. Forse v’aspettavate che finisse altrimenti. Una leggenda d’oro avevamo inventata, ma poi, strada facendo, in male s’è cambiata. E sgomenti vediamo a sipario caduto Che qualunque problema è rimasto insoluto. Per di più, siete in diritto di dirci: «Volete che veniamo? Dovete divertirci!» Inutile inseguire pretesti e schermi vani: siam falliti se non battete le mani! Forse che la paura ha spento l’inventiva? Si è già visto altre volte. Ma un’altra via d’uscita neanche i vostri soldi han saputo ispirarla. Deve cambiare l’uomo? O il mondo va rifatto? Ci voglion altri Dei? O nessun Dio affatto? Siamo annientati, a terra, e non solo per burla! Né v’è modo d’uscir dalla distretta se non che voi pensiate sin da stasera stessa come a un’anima buona si può dare aiuto, perché alla fine il giusto non sia sempre battuto. Presto, pensate come ciò sia attuabile! Una fine migliore ci vuole, è indispensabile! B. Brecht L’anima buona del Sezuan

CANTO DEL GALLO DEL POSITIVISMO

Storia di un errore 1. Il modo vero, attingibile dal saggio, dal pio, dal virtuoso, - egli vive in esso, lui stesso è questo mondo. (La forma più antica dell’idea, relativamente intelligente, semplice, persuasiva. Trascrizione della tesi “Io, Platone, sono , la verità”). 2. Il mondo vero, per il momento inattingibile, ma promesso al saggio, al pio, al virtuoso (“al peccatore che fa penitenza”). (Progresso dell’idea: essa diventa più sottile, più capziosa, più inafferrabile – diventa donna, si cristallizza..). 3. Il mondo vero, inattingibile, indimostrabile, impromettibile, ma già in quanto pensato una consolazione, un obbligo, un imperativo. (In fondo l’antico sole, ma attraverso nebbia e scetticismo; l’idea sublimata,pallida, nordica, königsbergica). 4. Il mondo vero – inattingibile? Comunque non raggiunto. E in quanto non raggiunto, anche sconosciuto. Di conseguenza neppure consolante, salvifico, vincolante: a che ci potrebbe vincolare qualcosa di sconosciuto?... (Grigio mattino. Pri

UNIVERSO CONCENTRAZIONARIO

Da tale premessa si ricava il carattere principale dell’universo concentrazionario, il quale non è una istituzione penale, creata per la punizione e repressione di delitti e crimini, ma piuttosto una struttura politica di sradicamento del tessuto sociale mediante lo strappo e la cancellazione dalla società di interi settori e gruppi. A ciò si perviene, in primo luogo, attraverso la deportazione in massa e l’internamento di intere minoranze etniche e, inoltre, mediante l’internamento di categorie produttive (ad esempio, i coltivatori in proprio) e professionali (ad esempio, ingegneri, avvocati, militari, medici). In secondo luogo, uno stato complessivo di sradicamento sociale deriva dal trattamento riservato nei campi ai prigionieri. È chiaro che le esecuzioni in massa – nelle camere a gas o per fucilazione o colpo alla nuca o nei forni crematori – cancellano di per sé centinaia di migliaia di persone, e che altre masse umane periscono nei campi per stenti, maltrattamenti, torture. Ma p