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DERRIDA: POLITICHE DELL'AMICIZIA


OLIGARCHIE: NOMINARE, ENUMERARE, CENSIRE

“O mes amis, il n’y a nul amy”.
Mi rivolgo a voi, non è vero?
- Conta qualcosa?
- Così rivolgendomi a voi, forse non ho detto ancora nulla.
Niente che sia detto in un tal dire. Niente, forse, di dicibile.
Bisogna forse ammetterlo, forse non mi sono neppure ancora rivolto. Rivolto a voi, perlomeno.
Quanti siamo?
- Come contare?
- Da una parte e dall’altra di una virgola, dopo la pausa, “O miei amici, non c’è nessun amico”, ecco due parti disgiunte di una sola e stessa frase. Un’enunciazione quasi impossibile. In due tempi. Tra loro inarticolabili, i due tempi sembrano disgiunti dal senso stesso di ciò che sembra allo stesso tempo affermato e negato:”miei amici, nessun amico”. In due tempi ma nello stesso tempo, nel contrattempo della stessa frase. Se non c’è “nessun amico”, come potrei chiamarvi miei amici? Con che diritto? Come potreste prendermi sul serio? Se vi chiamo miei amici, amici miei, se vi chiamo amici miei come osar dire ancora, e proprio a voi, che non c’è nessun amico?
Per quanto sembrino incompatibili, e votati all’annullamento nella contraddizione, ecco che, in una sorta di desiderio disperatamente dialettico, i due tempi formano già due tesi, due momenti forse, si incatenano, paiono assieme, compaiono, al presente: si presentano come d’ un sol tratto, d’un sol soffio, nello stesso presente, nel presente stesso. Allo stesso tempo, e davanti non si sa a chi, davanti alla legge di non si sa chi. Il contrattempo strizza l’occhio all’incontro, si presenta senza indugio ma senza zelo: non c’è incontro promesso senza la possibilità del contrattempo. Dal momento che ce n’è più d’uno.
Ma quanti siamo?
J. Derrida "Politiche dell’amicizia"

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EPILOGO

Egregi spettatori, or non siate scontenti.
Forse v’aspettavate che finisse altrimenti.
Una leggenda d’oro avevamo inventata,
ma poi, strada facendo, in male s’è cambiata.
E sgomenti vediamo a sipario caduto
Che qualunque problema è rimasto insoluto.
Per di più, siete in diritto di dirci:
«Volete che veniamo? Dovete divertirci!»
Inutile inseguire pretesti e schermi vani:
siam falliti se non battete le mani!
Forse che la paura ha spento l’inventiva?
Si è già visto altre volte. Ma un’altra via d’uscita neanche i vostri soldi han saputo ispirarla.
Deve cambiare l’uomo? O il mondo va rifatto?
Ci voglion altri Dei? O nessun Dio affatto?
Siamo annientati, a terra, e non solo per burla!
Né v’è modo d’uscir dalla distretta
se non che voi pensiate sin da stasera stessa
come a un’anima buona si può dare aiuto,
perché alla fine il giusto non sia sempre battuto.
Presto, pensate come ciò sia attuabile!
Una fine migliore ci vuole, è indispensabile!
B. Brecht L’anima buona del Sezuam

CANTO DEL GALLO DEL POSITIVISMO

Storia di un errore
1. Il modo vero, attingibile dal saggio, dal pio, dal virtuoso, - egli vive in esso, lui stesso è questo mondo.
(La forma più antica dell’idea, relativamente intelligente, semplice, persuasiva. Trascrizione della tesi “Io, Platone, sono , la verità”).
2. Il mondo vero, per il momento inattingibile, ma promesso al saggio, al pio, al virtuoso (“al peccatore che fa penitenza”).
(Progresso dell’idea: essa diventa più sottile, più capziosa, più inafferrabile – diventa donna, si cristallizza..).
3. Il mondo vero, inattingibile, indimostrabile, impromettibile, ma già in quanto pensato una consolazione, un obbligo, un imperativo.
(In fondo l’antico sole, ma attraverso nebbia e scetticismo; l’idea sublimata,pallida, nordica, königsbergica).
4. Il mondo vero – inattingibile? Comunque non raggiunto. E in quanto non raggiunto, anche sconosciuto. Di conseguenza neppure consolante, salvifico, vincolante: a che ci potrebbe vincolare qualcosa di sconosciuto?...
(Grigio mattino. Primo sbad…

CIAO CUGINO!

anche se, non lo so'
non vorrei, ma pero'
no, non credo proprio che sia cosi
'sarebbe comodo si'
ma io non sono come te
anche se, dove andro'
non sarei, o non saro'
no, questo e' un amore grande si
'vuoi che ti dica cosi'
ma io non sono come te
ciao,
sai cosa ti dico ciao
io posso stare senza te
senza piu' tanti se'
senza tanti ma perche'
senza un amore cosi'
io posso stare si...
ciao,
sai cosa vuol dire ciao
vuol dire un altra come te
e mai piu' tanti se
e mai piu' nessun perche'
ci si illude ancora sioh,
questo e' un amore grande si
vuoi che ti dica cosi'
ma io non sono come te
ciao,
in fondo basta dire che gia'
io sto' meglio senza te
senza piu' tanti se'
senza tanti ma perche'
senza un amore cosi'
io posso fare si...ciao,
sai cosa vuol dire ciao
vuol dire un'altra come te
e mai piu' tanti se'
e mai piu' nessun perche'
senza un amore cosi' io posso stare si...
ci…