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Visualizzazione dei post da Novembre, 2007

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BULLISMO

Il termine
Il termine italiano è un calco dell'inglese bullying. In Scandinavia, dove hanno avuto inizio le primissime ricerche sul fenomeno, si usa il termine mobbing (o mobbning). Tuttavia, sia nel mondo anglosassone che in Italia, con mobbing ci si riferisce unicamente ai fenomeni di prevaricazione interni all'ambiente di lavoro. Il mobbing sarebbe dunque il bullismo che avviene tra gli adulti, e il bullismo il mobbing che avviene tra i minori. Entrambi i fenomeni, inoltre, presentano caratteristiche analoghe, di solito in forme meno esasperate, del nonnismo degli ambienti militari.

Interpretazioni fuorvianti del termine
Da segnalare la sfumatura inevitabilmente fuorviante del termine bullismo. Richiamando l'immagine classica dello studente cretino come non solo prepotente, ma anche dotato di atteggiamenti ribelli e in parte marginalizzato, il bullismo tenderebbe ad essere visto come una variante del vandalismo o del teppismo e quindi una forma di rifiuto delle regole dell…

MOBBING

EtimologiaIl termine mobbing è stato coniato agli inizi degli anni settanta dall'etologoKonrad Lorenz per descrivere un particolare comportamento di alcune specie animali che circondano un proprio simile e lo assalgono rumorosamente in gruppo al fine di allontanarlo dal branco.
Mobbing è un gerundio sostantivato inglese derivato da "mob" (coniato nel 1688 secondo il dizionario Merriam-Webster), dall'espressione latina "mobile vulgus", che significa appunto "gentaglia (mobile)", cioè "una folla grande e disordinata", soprattutto "dedita al vandalismo e alle sommosse".
Da qui il significato assunse presso le classi sociali piu' elevate anche una connotazione spregiativa, per cui "mob" era, anche in assenza di azioni violente, equivalente pressappoco all'italiano "plebaglia".
Mobbing è dunque nella lingua inglese, lo stringersi della folla intorno a una persona per intimidirla o molestarla in strada com…

SONNET XC

Then hate me when thou wilt, if ever, now,
Now while the world is bent my deeds to cross,
Join with the spite of fortune, make me bow,
And do not drop in for an after-loss:

Ah, do not, when my heart has scap'd this sorrow,
Come in the rearward of a conquer'd woe,
Give not a windy night a rainy morrow,
To linger out a purpos'd overthrow.

If thou wilt leave me, do not leave me last,
When other petty griefs have done their spite,
But in the onset come, so shall I taste
At first the very worst of fortune's might,

And other strains of woe, which now seem woe,
Compar'd with the loss of thee will not seem so.

Shakespeare

SOCRATE E LA POLITICA

"La sua reiterata affermazione di non essersi mai occupato degli affari dello Stato, ma di voler vivere da privato cittadino, poggia sulla costatazione che non è possibile operare da uomo giusto e virtuoso se ci si occupa di politica. Gli affari dello stato sono in mano a persone incompetenti e ignoranti, come egli rileva non senza ironia, quando, riferendo dell'interrogatorio agli uomini politici, allude chiaramente alla classe politica attuale. Gli uomini politici quindi posseggono una presunta sapienza e sono privi invece di quella competenza tecnica e morale insieme, necessaria al buon andamento dello Stato.........un esperto della vera arte politica è destinato all'insuccesso, perchè la persuasione nei tribunali può essere ottenuta soltanto mediante l'arte retorica che si fonda su discorsi seducenti, adulatori, ma non veri."
A. M. Ioppolo Introduzione a Apologia di Socrate

LA TRAVIATA

VIOLETTA E' strano! e' strano! in core Scolpiti ho quegli accenti! Sari'a per me sventura un serio amore? Che risolvi, o turbata anima mia? Null'uomo ancora t'accendeva O gioia Ch'io non conobbi, essere amata amando! E sdegnarla poss'io Per l'aride follie del viver mio? Ah, fors'e' lui che l'anima Solinga ne' tumulti Godea sovente pingere De' suoi colori occulti! Lui che modesto e vigile All'egre soglie ascese, E nuova febbre accese, Destandomi all'amor. A quell'amor ch'e' palpito Dell'universo intero, Misterioso, altero, Croce e delizia al cor. A me fanciulla, un candido E trepido desire Questi effigio' dolcissimo Signor dell'avvenire, Quando ne' cieli il raggio Di sua belta' vedea, E tutta me pascea Di quel divino error. Senti'a che amore e' palpito Dell'universo intero, Misterioso, altero, Croce e delizia al cor! (Resta concentrata un istante, poi dice) Follie! follie delirio va…