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NICCOLO' AMMANITI: COME DIO COMANDA


Si fermarono nel piazzale di un vecchio impianto che negli anni Settanta tirava rena dal fiume. Mucchi altissimi di sabbia formavano un semicerchio attorno ai macchinari mangiati dalla ruggine.

Cristiano schizzò fuori e si allontanò di corsa verso la torre di estrazione.

Si fermò di fronte a una baracca fatiscente con le finestre sfondate e coperta di scritte e disegni.

Voleva tornare a casa a piedi. Era lontano, ma non importava. Anche se faceva freddo, non avrebbe dovuto piovere per un po'. Il tempo stava cambiando. A sud la volta grigia si era stracciata e dagli squarci appariva il blu cristallino del cielo. Sulla testa gli sfrecciò una coppia di cormorani. In lontnanza si sentiva il tumulto del fiume gonfio di pioggia.

S'infilò in testa il cappuccio.

Davanti alla baracca c'erano i resti carbonizzati di un rogo. Lo scheletro metallico di una poltrona. Pneumatici contorti dal fuoco. Delle ciabatte. Una cucina a gas.

Cristiano tirò fuori dalla tasca il tema e un accendino.
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