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Visualizzazione dei post da Ottobre, 2010

VISUALIZZAZIONI BLOG

IL MITO DI HALLOWEEN

Halloween


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jack-o'-lantern, una zucca illuminata, è il simbolo di Halloween « Venite con me / È la festa di Ognissanti / Faremo tremare tutti quanti.

Gli scherzi, stavolta, son giustificati / le risa e i lazzi perfino aumentati. »

(Ray Bradbury, L'albero di Halloween, XX secolo)



Halloween o Hallowe'en è il nome di una festa popolare di origine pre-cristiana, ora tipicamente statunitense e canadese, che si celebra la sera del 31 ottobre. Tuttavia, le sue origini antichissime affondano nel più remoto passato delle tradizioni europee: viene fatta risalire a quando le popolazioni tribali usavano dividere l'anno in due parti in base alla transumanza del bestiame. Nel periodo fra ottobre e novembre, preparandosi la terra all'inverno, era necessario ricoverare il bestiame in luogo chiuso per garantirgli la sopravvivenza alla stagione fredda: è questo il periodo di Halloween.



In Europa la ricorrenza si diffuse con i Celti. Questo po…

O. P. Franconi: L’etica dell’impegno nella generazione sartriana

La fondazione di «Les Temps modernes» e la nuova fase dell’attività di Sartre non si spiegano senza le esperienze vissute dallo scrittore-filosofo durante la guerra e l’occupazione, senza il riferimento a quel momento particolare della storia francese, nel quale, finita la guerra, grandi cose sembravano possibili, e gli intellettuali si sentirono chiamati a contribuire alla costruzione di una fase nuova e più giusta della vita nazionale. Tematicamente, tuttavia, il luogo di origine della teoria sartriana della letteratura deve essere ricercato negli scritti del decennio precedente. Sono in particolare le pagine finali di La nausée a lasciar intravedere, attraverso le note del vecchio disco jazz, la possibilità di trascendere il tempo informe dell’esistenza, verso una dimensione diversa della temporalità e del senso. Come è noto, La nausée costituisce la mise en forme letteraria di un’esperienza fenomenologica: esperienza dell’esistenza, come immersione nella molle pesantezza delle cos…

F. Nietzsche : Su verità e menzogna: uomo razionale e uomo ituitivo

Ci Sono Tempi nia Quali L'Uomo Razionale e l'uomo intuitivo Stanno l'Uno Accanto all'altro, l'Uno in angoscia di Fronte all'intuizione, L'Altro con scherno sopra l'astrazione; L'ultimo non Altrettanto non Razionale Quanto non artisitco SIA Il Primo. Entrambi desiderano dominare Sulla vita: QUESTO affrontando le necessitá Principali con previdenza, Intelligenza regolarità, L'Altro non vedendo Quelle Necessita in quanto "eroe ultragioioso" e prendendo per Reale soltanto la vita trasposta in parvenza e in Bellezza Dalla finzione. Allorquando l'uomo intuitivo, press'a poco arrivato Nella Grecia antica Più, Maneggia le querelare Armi Più potentemente e Piu vittoriosamente del Suo antagonista, in Caso favorevole puo Formarsi Una cultura, e Formarsi il Dominio dell'arte Silla vita; Quella finzione, Quel rinnegare la miseria, di Quello splendore delle intuizioni metaforiche e in Genere quell'immediatezza dell'inganno accomp…

DIFFERENZA TRA GIUSTIZIA POLITICA E GIUSTIZIA FAMILIARE SECONDO ARISTOTELE

DIFFERENZA TRA GIUSTIZIA POLITICA E GIUSTIZIA FAMILIARE SECONDO ARISTOTELEPosted onottobre 20, 2010byPsycho-Trutzy Si può partire dalla differenza che Aristotele istituisce  fra giustizia politica e giustizia familiare. La prima, regolata dalla legge, governa i rapportii fra soggetti autonomi e pari fra loro; la seconda invece – la giustizia del padrone verso lo schiavo, del padre verso il figlio, del marito verso la moglie – non accade nello spazio aperto della politicità ma in quello domestico, prevede rapporti asimmetrici  e soprattutto non ha propriamente a che fare con altri soggetti, ma con se stessi, perché i familiari sono in un certo senso “parte di noi”…..  La differenza non impedisce ad Aristotele di istaurare una specularità fra i due ordini di rapporti, con il doppio vantaggio di poter interpretare le forme del potere familiare sul modello razionale di quelle politiche, facendo della famiglia una micro-polis, e viceversa di fondare il potere politico sulla natu…

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M. Martini L’opera di Franz Brentano sulla conoscenza morale e il suo influsso in Italia

Brentano afferma che il concetto del bene è sì ricavato per astrazione da un’esperienza; ma, egli aggiunge, si tratta dell’esperienza (della coscienza, che è autocoscienza) di un nostro sentire. Il che significa – ecco la novità, rispetto a quanto già sappiamo – che l’esperienza non è diretta esperienza di un preteso contenuto obiettivo consistente nella qualità “bene”. Un tal tipo si esperienza coglierebbe solo un bene singolo, l’esser buono di qualcosa in particolare, e non sarebbe possibile dire, su questa base, che tutto un certo tipo di atti è buono.
L’esperienza, invece, è esperienza del sentimento di ciò che è buono; ora, questo sentimento si riferisce ad un concetto (che coglie l’universale), esso è relativo ad un determinato tipo di attività (e non solo ad una singola attività, anche se noi cogliamo inizialmente solo individui, ed i concetti li formiamo per astrazione).
Il sentimento del bene, quindi, è un sentimento che coglie in un singolo atto la bontà di tutto un tipo di at…