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MEMORIE DI UN PAZZO


Quanto ho sognato , allora. Ed ero soltanto un povero pazzo, senza un ideale, senza stabili opinioni. Seguivo il fluire dell’acqua fra le macchie d’alberi, le loro fronde vi si rispecchiavano, lasciandovi talvolta cadere un fiore; contemplavo a sera, dal mio letto, la luna lucente sul suo sfondo azzurro illuminare la stanza segnando strane forme sui muri; mi estasiavo per un giorno di sole o per un mattino di primavera, con la sua nebbia leggera tra gli alberi in fiore, le margherite appena sbocciate tra i campi.
Amavo – uno tra i ricordi più teneri e dolci – amavo anche scrutare verso il mare, le onde spumeggiare una sull’altra, il flutto frangersi, dilagar sulla rena, per poi ritirarsi ciangottando, fra ciottoli e conchiglie.
Correvo sugli scogli, prendevo a piene mani la sabbia fine dell’oceano, e la lasciavo poi filtrare tra le dita, disperdersi al vento; o ributtavo in acqua le alghe verdi e viscide, e a pieni polmoni aspiravo il sapore salmastro e fresco del mare, che penetra profondo, e colma l’anima di tanta forza, di pensieri vasti e poetici; scrutavo l’immensità, quegli spazi infiniti, e lo spirito si smarriva di fronte all’orizzonte senza limiti.
Flaubert Memorie di un pazzo
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