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Visualizzazione dei post da Agosto, 2008

VISUALIZZAZIONI BLOG

LA SOVRANITA' E' INALIENABILE

La prima e più importante conseguenza dei principi sopra stabiliti è che soltanto la volontà generale può digerire le forze dello Stato in modo conforme al fine della sua istituzione, che è il bene comune; perché, se l’opposizione degli interessi particolari ha reso necessaria la costituzione delle società, è l’accordo di quegli interessi medesimi che l’ha resa possibile. È ciò che vi è di comune in questi differenti interessi che forma il vincolo sociale; e se non vi fosse qualche punto in cui tutti gli interessi si accordano, nessuna società potrebbe esistere. Ora, è unicamente sulla base di questo comune interesse che la società deve essere governata.
Affermo dunque che la sovranità, non essendo che l’esercizio della volontà generale, non può mai essere alienata, e che il corpo sovrano, il quale è soltanto un ente collettivo, non può essere rappresentato che da se stesso: si può trasmettere il potere, ma non la volontà.
Infatti, se non è impossibile che una volontà particolare si acc…

MERIGGIARE

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe dei suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
Eugenio Montale Ossi di seppia

S. AGOSTINO

MANOSCRITTO ORIGINALE DE "L'INFINITO" DI LEOPARDI

POSITIVISTI

È particolarmente la vista di quei filosofi del guazzabuglio, che si fanno chiamare «filosofi della realtà» o «positivisti», a suscitare una pericolosa diffidenza nell’animo di un giovane dotto ambizioso; anzi, nel migliore dei casi, sono anche loro dei dotti e degli specialisti, lo si può toccar con mano! – sono precisamente tutti quanti dei vinti, uomini ricondotti sotto la sovranità della scienza, essi che una volta, chissà quando, hanno voluto da se stessi un di più, senza avare il diritto a questo di più, senza avere diritto a questo di più e alla sua responsabilità – mentre oggi, in maniera rispettabile, rabbiosa, vendicativa, impersonano con la parola e con l’azione l’incredulità riguardo al compito di reggitrice e alle prerogative sovrane della filosofia. Ma in fin dei conti, come potrebbe essere diversamente! Attualmente prospera la scienza e ha i larghi segni sul viso della tranquilla coscienza, mentre ciò in cui è gradualmente affondata l’intera filosofia moderna, questi ri…

PANTA REI

Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va.

LE VIRTU'

Dopo di ciò bisogna esaminare che cosa è la virtù. Poiché dunque, gli atteggiamenti interni dell’anima sono tre, passioni capacità disposizioni, la virtù deve essere uno di questi. Chiamo passioni il desiderio, l’ira, la paura, la temerarietà, l’invidia, la gioia, l’amicizia, l’odio, la brama, la gelosia, la pietà, e in generale tutto ciò cui segue piacere o dolore. Chiamo, invece, capacità ciò per cui si dice che noi possiamo provare delle passioni, per esempio, ciò per cui abbiamo la possibilità di adirarci o di addolorarci o di sentir pietà. Disposizioni, infine, quelle per cui ci comportiamo bene o male in rapporto alle passioni. Passioni, dunque non sono né le virtù né i vizi, perché non è per le passioni che siamo chiamati uomini di valore o miserabili, bensì per le virtù e i vizi, e perché non è per le passioni che siamo lodati e biasimati (infatti non si loda né chi prova paura né chi si adira, né si biasima chi semplicemente si adira, ma chi si adira in un certo modo), mentre…

MASSIME DI CONFUCIO

Il Maestro disse: «Errare e non correggersi significa veramente errare». (15:29)
Il Maestro disse: «Solo chi comprende il nuovo attraverso un’attenta analisi di quanto è già noto può considerarsi maestro». (2:19)
Il Maestro disse: «Studiare senza riflettere è inutile. Riflettere senza studiare è pericoloso». (2:15)
Il Maestro disse: «Una volta ho passato tutto il giorno senza mangiare e tutta la notte senza dormire per riflettere; ma non ho ricavato alcun utile. Non c’è nulla meglio dello studio». (15:30)
Il Maestro disse: «Studiate come se non doveste raggiungere la conoscenza, come se temeste di perderla». (8:17)
Il Maestro disse: «You, hai mai udito i sei precetti accompagnati dai sei errori?».
«Non ancora», rispose Zilu.
Il Maestro disse: «Siediti e te ne parlerò.
Amare la virtù dell’umanità senza amare lo studio fa cadere nella stoltezza.
Amare la sapienza senza amare lo studio fa cadere nell’errore.
Amare la sincerità senza amare lo studio fa cadere nell’oltraggio.
Amare la rettitudine sen…

LA METAMORFOSI (1915)

Destandosi un mattino da sogni inquieti, Gregor Sansa si trovò tramutato, nel suo letto, in un enorme insetto. Se ne stava disteso sulla schiena, dura come una corazza, e per poco che alzasse la testa poteva vedersi il ventre abbrunito e convesso, solcato da nervature arcuate sul quale si reggeva a stento la coperta, ormai prossima a scivolare completamente a terra. Sotto i suoi occhi annaspavano impotenti le sue molte zampette, di una sottigliezza desolante se raffrontate alla sua corporatura abituale.
«Che cosa mi è accaduto?», si domandò. Non stava affatto sognando. La sua stanza, una normale stanza per esseri umani, anche se un po’ troppo piccola, era sempre lì quieta fra le quattro ben note pareti. Al di sopra del tavolo, dove era spiegato alla rinfusa un campionario di tele appena tolte di valigia (Sansa faceva il commesso viaggiatore), stava appesa un’illustrazione che egli aveva ritagliata qualche giorno prima da una rivista illustrata e poi aveva messa in una graziosa cornice …

ONOMASTICO

Elena, Flavia Giulia Augusta (Drepanum, Bitinia, 257 ca-Costantinopoli 336 ca) madre dell’imperatore Costantino I, santa (festa: in occidente già il 18 agosto, in oriente il 21 maggio). Prima che Costanzo Cloro ne facesse la sua concubina o la moglie non ufficiale, esercitava il mestiere di ostessa; venne ripudiata dal marito quando questi sposò Teodora, figliastra di Massimino (293). Il figlio, divenuto imperatore, le tributò grandi onori intitolando al suo nome una provincia (Helenopontus) e una città (Helenopolis), coniando monete con la sua effige. Elena ebbe a corte un considerevole ascendente: ma non pare sua la responsabilità della condanna a morte della nuora Fausta. Si convertì al cristianesimo intorno al 327 e compì un pellegrinaggio in Palestina, dove, secondo una tradizione della fine del sec. IV, si vuole che abbia trovato le reliquie della croce. Alla sua influenza si attribuisce anche l’avvicinamento di Costantino all’arianesimo negli ultimi anni del regno. Fece innalza…

NUOVI FILOSOFI

La credenza fondamentale dei metafisici è la credenza nell’antitesi dei valori. Neppure ai più cauti di loro è mai venuto in mente di dubitare già su questa soglia, dove il dubitare era quanto mai necessario; perfino quando del «de omnibus dubitandum» avevano tessuto la loro lode. È infatti lecito dubitare, in primo luogo, se esistano in generale antitesi, e in secondo luogo, se quei popolari apprezzamenti e antitesi di valori, sui quali i metafisici hanno stampato il loro suggello, non siano forse che apprezzamenti pregiudiziali, prospettive provvisorie, ricavate, per di più, forse da un angolo, forse dal basso in alto, prospettive-di-batrace per così dire, per prendere in prestito un’espressione che ricorre frequentemente nei pittori? Nonostante il valore che può essere attribuito al vero, al verace, al disinteressato, c’è la possibilità che debba ascriversi all’apparenza, alla volontà di illusione, all’interesse personale e alla cupidità un valore superiore e più fondamentale per o…

TOTEM E TABU'

Quanto alla molteplicità dei fenomeni connessi col tabù, che ha indotto ai tentativi di classificazione citati prima, essa è a nostro parere riconducibile a unità nel modo seguente: fondamento del tabù è un’azione proibita verso la quale esiste nell’inconscio una forte inclinazione.
Noi sappiamo, pur senza comprenderlo, che colui che compie l’atto proibito, che trasgredisce il tabù, diventa a sua volta tabù. Ma come conciliamo questo fatto con l’altro, secondo il quale il tabù coinvolge non soltanto chi ha compiuto l’atto proibito, ma anche persone che si trovano in situazioni particolari, così come coinvolge queste stesse situazioni, nonché oggetti impersonali? Che caratteristica pericolosa sarà mai questa, per mantenersi identica in tutte queste diverse circostanze? Non c’è alcun dubbio: non può che essere la proprietà di stuzzicare l’ambivalenza dell’uomo e indurlo nella tentazione di violare il divieto.
S. FreudTotem e tabù

MAGIA E RELIGIONE

La magia e la religione nascono e funzionano ambedue in situazioni di tensione emotiva: crisi esistenziali, carenze in occupazioni importanti, morte e iniziazione ai misteri tribali, amore infelice e odio insoddisfatto. Sia la magia sia la religione offrono scampo da situazioni e impasse tali da non offrire altra via d’uscita pratica all’infuori del rituale e della fede nel regno del sovrannaturale. Questo regno abbraccia, nella religione, le credenze nei fantasmi e negli spiriti, il presentimento primitivo della provvidenza, i custodi dei misteri tribali; nella magia, la forza e la virtù primordiali della magia. Sia la magia sia la religione si basano strettamente sulla tradizione mitologica ed esistono ambedue in un’atmosfera di miracoloso, in una costante rivelazione del loro potere di operare miracoli. Ambedue sono circondate da tabù e pratiche che separano le loro azioni da quelle del mondo profano.
Ora, cosa distingue la magia dalla religione? Abbiamo preso come punto di parten…

LETTERE PERSIANE

Il re di Francia è il principe più potente d’Europa. Non possiede miniere d’oro come il re di Spagna suo vicino, ma ha più ricchezze di lui, perché le ricava dalla vanità dei suoi sudditi, più inesauribile delle miniere. Gli si è visto intraprendere e sostenere grandi guerre senza altri fondi che titoli d’onore da vendere, e per un prodigio dell’orgoglio umano le sue truppe erano pagate, le sue piazzeforti munite, le sue flotte equipaggiate.
D’altronde questo re è un gran mago: esercita il suo impero anche sullo spirito dei suoi sudditi, li fa pensare come vuole. Se nel suo tesoro c’è solo un milione di scudi, e gliene occorrono due, gli basta persuaderli che uno scudo ne vale due, ed essi ci credono. Se deve sostenere una guerra difficile, e non ha denaro, non deve far altro che mettere loro in testa che un pezzo di carta è denaro, ed essi ne sono tosto convinti. Arriva a far loro credere che può guarirli di ogni male toccandoli, tanto grande è la forza e il potere che ha sugli spirit…

L'ETERNO RITORNO

“Alt, nano!” dissi “O io, o tu”! Ma io sono il più forte di noi due: tu non conosci il mio pensiero abissale! Quello non potresti reggerlo!”
E allora accadde una cosa che mi fece sentire più leggero: il nano infatti mi saltò giù dalla spalla, quel curioso! E si accovacciò su di un sasso davanti a me. Ma proprio là dove c’eravamo fermati c’era un passo carraio.
“Guarda questo passo carraio! Nano!” continuai io “Ha due volti. Qui si incontrano due strade: che nessuno ha mai percorso fino alla fine.
Questo lungo vicolo va all’indietro: dura un’eternità. E quel lungo vicolo va in avanti: è un’altra eternità.
Si contraddicono queste strade; cozzano proprio testa contro testa, ed è qui, a questo passo carraio, che s’incontrano. Il nome del passo carraio sta scritto in alto: ‘Istante’.
Ma chi percorresse una di esse, sempre avanti e sempre più lontano: credi tu, o nano, che queste strade si contraddicano in eterno?”
“Tutto ciò che è diritto mente” borbottò sprezzante il nano. “ogni verità è curva,…

IL SOGNO DI UN UOMO RIDICOLO

Io sono un uomo ridicolo. Loro mi chiamano pazzo, adesso. Questo sarebbe un avanzamento di grado, se tuttora non restassi per loro ridicolo come prima. Ma ormai non mi ci arrabbio più, adesso tutti mi sono cari, e anche quando ridono di me, anche allora mi sono, non so come, perfin particolarmente cari. Io pure riderei con loro, non già di me, ma per amor loro, se, a vederli, non mi sentissi così triste. Triste perché essi non conoscono la verità, mentre io la conosco. Oh, come è duro essere solo a conoscere la verità! Ma loro questo non lo capiranno. No, non lo capiranno.
Prima invece molto mi affliggevo, perché sembravo ridicolo. Non sembravo, ma ero. Io fui sempre ridicolo, e, lo so, forse fin dalla nascita. Forse già a sette anni sapevo di essere ridicolo. Poi feci i miei studi a scuola, poi all’università, ebbene?... quanto più studiavo, tanto più imparavo che ero ridicolo. Sicché per me tutta la mia scienza universitaria pareva alla fine che esistesse unicamente per dimostrarmi e…

OMERO ARTISTA INGENUO

Qui si deve ora pur dire che questa armonia contemplata così nostalgicamente dagli uomini moderni, anzi quest’unità dell’uomo con la natura, per cui Schiller ha fatto valere il termine “ingenuo”, non è in nessuna maniera uno stato così semplice da risultare in sé evidente, per così dire inevitabile, e in cui noi dobbiamo per forza imbatterci sulla soglia di ogni civiltà, come in un paradiso dell’umanità: ciò poté essere creduto solo da un’epoca che cercò di figurarsi l’Emilio di Rousseau anche come artista, e si illuse di aver trovato in Omero un tale Emilio artista, educato nel cuore della natura. Dove nell’arte incontriamo l’”ingenuo”, dobbiamo riconoscervi l’effetto più elevato della cultura apollinea: quest’ultima avrà innanzitutto dovuto abbattere un regno di Titani e uccidere mostri e, mediante potenti raffigurazioni chimeriche e ardenti illusioni, esser riuscita vittoriosa su una tremenda profondità della considerazione del mondo e una eccitabilissima capacità di dolore. Ma qua…