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CONOSCENZA E REALTA'


Ritengo che questa tendenza si possa rovesciare solo se lo studio dei processi cognitivi assume una direzione più “realistica”, nel senso più ampio del termine.
In primo luogo, gli psicologi cognitivisti devono compiere sforzi maggiori per comprendere l’attività cognitiva che si manifesta nell’ambiente ordinario e nel contesto di attività concrete. Questo non significa porre un termine agli esperimenti di laboratorio, bensì è un impegno a studiare le variabili ecologicamente importanti, anziché quelle facilmente manipolabili.
In secondo luogo, sarà necessario dedicare maggiore attenzione ai particolari del mondo reale in cui vivono coloro che percepiscono e coloro che pensano, e alla delicata struttura di informazioni resa loro disponibile da quello stesso mondo. Forse abbiamo profuso troppi sforzi ad elaborare modelli ipotetici della mente, e non abbastanza all’analisi dell’ambiente che la mente, per la sua formazione, è predisposta ad incontrare.
In terzo luogo, la psicologia deve tener conto della sofisticazione e della complessità delle abilità cognitive che gli uomini sono realmente capaci di acquisire, e del fatto che tali abilità subiscono uno sviluppo sistematico. È difficile formulare una teoria soddisfacente dell’attività cognitiva umana, se ci si deve basare solo su esperimenti che forniscono a soggetti privi di esperienza brevi opportunità di eseguire compiti nuovi e privi di significato. Infine, gli psicologi cognitivisti devono esaminare le implicazioni del loro lavoro relativamente a problemi più fondamentali: la natura umana è troppo importante per lasciarla ai comportamentisti e agli psicoanalisti.
U. Neisser Conoscenza e realtà
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