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Visualizzazione dei post da Marzo, 2008

VISUALIZZAZIONI BLOG

L'ALLODOLA

Giulietta: vuoi già partire? Il giorno è ancora lontano: era l’usignolo e non l’allodola, a ferir del suo canto il cavo dell’orecchio tuo trepidante nell’attesa. Esso canta a notte su quel melograno laggiù. Credilo, amore: era l’usignolo.

Romeo: era l’allodola, l’araldo del mattino; e non già l’usignolo. Guarda, amore, quali maligne strisce di luce aggiungono una frangia a quelle nubi che laggiù si sciolgono a oriente. Le candele del cielo son tutte consumate, e la gioconda luce del dì procede in punta de’ piedi sulle nebbiose cime dei monti. Debbo partire e vivere, o restare e morire.

Giulietta: la luce che vedi laggiù non è quella del giorno. Io lo so bene! È una qualche meteora esalata dal sole, perché stanotte t’accompagni, come un portatore di fiaccola, e illumini il tuo cammino a Mantova: e quindi rimani ancora. Non c’è alcun bisogno che tu parta così presto.

Romeo: ch’io sia preso, ch’io sia messo a morte: di nulla mi importa, s’è per incontrare il tuo piacere. Dirò anch’io che…

LA NASCITA DELLA TRAGEDIA

Avremo ottenuto molto per la scienza estetica quando saremo giunti non solo alla comprensione logica, ma anche all’immediata sicurezza dell’intuizione del fatto che lo sviluppo dell’arte è legato alla duplicità dell’apollineo e del dionisiaco: in modo simile a come la generazione dipende dalla dualità dei sessi, attraverso una continua lotta e una riconciliazione che si manifesta solo periodicamente. Questi nomi li prendiamo a prestito dai Greci, che rendono percepibili a chi è avveduto le profonde e occulte dottrine della loro visione dell’arte non mediante concetti, bensì nelle forme incisivamente limpide del loro mondo di dei. Ad entrambe le divinità artistiche, Apollo e Dioniso, si collega la nostra conoscenza che nel mondo greco esiste un enorme contrasto, per origine e per fini, fra l’arte figurativa, l’apollineo, e l’arte non figurativa della musica, quella di Dioniso: questi impulsi così diversi procedono l’uno accanto all’altro, per lo più in aperto dissidio fra loro ed eccit…

Marx lo spettro del comunismo

CIO' CHE DICE L'ESSERE

Diversi sono i sogni – oneiroi – la cui natura e funzione Artemidoro individua facilmente nelle tre “etimologie” che egli stesso avanza. L’oneiros, è ciò che to oneirei, “ciò che dice l’essere”; e dice ciò che è già iscritto nello svolgersi del tempo, e si produrrà come evento in un avvenire più o meno ravvicinato. Ed è anche ciò che agisce sull’anima e lo sollecita – oreinei; il sogno modifica l’anima, la foggia, la plasma; le dà una determinata disposizione e provoca in essa moti che corrispondono a quanto le viene mostrato. Si riconosce inoltre nella parola oneiros il nome del mendicante di Itaca, Iro, che “andava ad annunciare messaggi quando lo mandavano”. Enupnion e oneiros si contrappongono dunque etimologicamente; il primo parla dell’individuo, il secondo degli eventi esterni; uno deriva da determinati stati fisici o psichici, l’altro fa segno all’anima e al tempo stesso la condiziona. Da un lato, le visioni oniriche del desiderio traducono la realtà dell’anima in quel preciso…

LO SPIRITUALE NELL'ASTRATTO

Credo che la filosofia dell’arte, oltre all’Essere delle cose, ne studierà anche lo Spirito con un’attenzione particolare. Sarà allora creata l’atmosfera che permetterà all’umanità di percepire questo spirito delle cose, di gustarlo inconsciamente, così come percepisce oggi la loro apparenza esteriore – e questo spiega il gusto del pubblico per la pittura figurativa. È attraverso questa via che diverrà evidente alla totalità degli uomini la presenza dello spirituale nel materiale, poi la presenza dello spirituale nell’astratto. E da questa nuova facoltà, che è una testimonianza dello spirito, nascerà la gioia dell’arte astratta pura. Il mio libro Lo spirituale dell’arte e anche Il Cavaliere Azzurro avevano come scopo principale di svegliare questa capacità di vivere lo spirituale nel materiale come nelle cose astratte. Il desiderio di far scaturire negli uomini, che ancora non la possiedono, questa felice facoltà è stato il fine ultimo delle due pubblicazioni menzionate….























Il dovere di …

LA VOCAZIONE DELL'UOMO E' LA CONDIZIONE UMANA

Nell’ordine naturale, poiché gli uomini sono tutti eguali, la loro vocazione comune è la condizione umana; e chiunque sia stato ben preparato a tale condizione, non può non assolvere egregiamente i compiti che ne derivano. Che il mio alunno sia destinato alle armi, alla Chiesa o alla toga, poco m’importa. Prima che i genitori scelgano per lui una professione, la natura lo chiama alla vita umana. Ed io intendo insegnargli l’arte di vivere. Uscendo dalle mie mani, lo ammetto, egli non sarà magistrato, né soldato, né sacerdote; sarà innanzitutto uomo: a tutti i doveri propri di un uomo sarà in grado di far fronte al pari di qualsiasi altro e, per quanto la fortuna possa fargli mutar condizione, egli si sentirà sempre al suo posto.
Occupavi te, Fortuna, atque cepi; omnesque aditus tuos interclusi, ut ad me adspirare non posses.
Il vero oggetto del nostro studio è la condizione umana. Il meglio educato tra noi è, a parer mio, colui che meglio sa sopportare i beni e i mali di questa vita; ne …

NEL SOGNO

Circa l’interpretazione dei sogni mi bastano poche parole. Essa mi si presentò come primo frutto dell’innovazione tecnica che avevo adottato dopo essermi risolto, sulle tracce di un oscuro presentimento, a sostituire l’ipnosi con le associazioni libere. La mia brama di sapere non era volta fin dall’inizio all’intelligenza dei sogni. Non conosco influssi che abbiano guidato il mio interesse o che mi abbiano fornito una soccorrevole aspettativa. Prima che i miei rapporti con Breuer si interrompessero non ebbi praticamente il tempo di informarlo, sia pure con una frase soltanto, di essere ormai in grado di tradurre i sogni. Come conseguenza di questo modo in cui avvenne la scoperta il simbolismo del linguaggio onirico fu più o meno l’ultimo aspetto che del sogno mi divenne accessibile, dal momento che le associazioni del sognatore poco contribuiscono alla conoscenza dei simboli. Poiché avevo conservato l’abitudine di studiare le cose prima di consultare i libri, potei impadronirmi del s…

ESPERIENZA ESTETICA

Una analisi approfondita dalle origini e degli effetti psicologici del gioco da una parte, dell’arte dall’altra porta alle stesse conclusioni. Il gioco ci offre una diversione e una ricreazione ma ha anche un diverso fine. Ha un significato biologico generale perché anticipa attività future e prepara ad esse. È stato spesso rilevato che il gioco del bambino ha il valore di una propedeutica.
Il ragazzo che gioca alla guerra e la bambina che veste la bambola si preparano già, in un certo modo, ad altri e più seri compiti. Non si può presentare in questi termini la funzione dell’arte. Nell’arte non si ha né una diversione né una preparazione. Alcuni moderni studiosi di estetica hanno ritenuto necessario distinguere nettamente due tipi di bellezza. L’una è la bellezza della «grande arte», l’altra l’hanno definita la «bellezza facile». Il godimento che l’arte procura non è un rilassamento, non deriva da una distensione ma dall’intensificazione di tutte le facoltà. La diversione favorita da…

FENOMENOLOGIA DELLA PERCEZIONE

Pertanto, rinuncerò a definire la sensazione con l’impressione pura. Ma vedere è avere dei colori o delle luci, udire è avere dei suoni, sentire è avere delle qualità: per sapere che cosa è sentire, non è forse sufficiente aver visto un rosso o udito un la? Il rosso e il verde non sono sensazioni, ma dei sensibili, e la qualità non è un elemento della conoscenza, ma una proprietà dell’oggetto. Se la consideriamo nell’esperienza stessa che la rivela, la qualità è ben lungi dall’offrirci un mezzo semplice per delimitare le sensazioni, ma è ricca e oscura quanto l’oggetto o l’intero spettacolo percettivo. Questa macchia rossa che vedo sul tappeto è rossa solo tenuto conto di un’ombra che l’attraversa, la sua qualità non appare se non in rapporto ai giochi di luce e quindi come elemento di una configurazione spaziale. Del resto il colore è determinato solo se si stende su una certa superficie, una superficie troppo piccola sarebbe inqualificabile. Infine, questo rosso non sarebbe letteral…

I MEZZI DEL BUON ADDESTRAMENTO

Il potere disciplinare è un potere che, in luogo di sottrarre e prevalere, ha come funzione principale quella di «addestrare» o piuttosto, di addestrare per meglio prelevare e sottrarre di più. Non incatena le forze per ridurle, esso cerca di legarle facendo in modo, nell’insieme, di moltiplicarle e utilizzarle. Invece di piegare uniformemente e in massa tutto ciò che gli è sottomesso, separa, analizza, differenzia, spinge i suoi processi di scomposizione fino alle singolarità necessarie e sufficienti. Esso «addestra» le moltitudini mobili, confuse, inutili, di corpi e di forze in una molteplicità di elementi individuali – piccole cellule separate, autonomie organiche, identità e continuità genetiche, segmenti combinatori. La disciplina «fabbrica» degli individui; essa è la tecnica specifica di un potere che si conferisce gli individui sia come oggetti sia come strumenti del proprio esercizio. Non è un potere trionfante, che partendo dal proprio eccesso può affidarsi alla propria sovr…

FILM: OGNI COSA E' ILLUMINATA